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A Taranto in mille isolati dopo il nubifragio

Linee telefoniche mute. Internet bloccato, lo stesso i fax. Pagamenti con il pos impossibili, come i prelievi al bancomat. Sembrano scene di un blockbuster post-apocalittico. E’ invece la realtà, a Taranto, terza città del Mezzogiorno, alla fine del 2013.

La zona è quella che comprende, tra le altre, le popolose vie Galilei, Atenisio, Calamandrei. Aree ad alta densità commerciale, dove le piogge che si sono abbattute pesanti sul capoluogo sembravano non dover finire mai.

O meglio, gli effetti dell’acquazzone si sono fatti sentire per giorni e giorni. Da sabato pomeriggio, infatti, un guasto alla rete telefonica ha di fatto isolato case private e le stesse attività commerciali, con risultati che sono facilmente immaginabili. Specie nel secondo caso.


Solo stamattina, quasi una settimana dopo, si sono registrate le prime riattivazioni.

Tornando ai disagi, basti pensare, ad esempio, a quello  di un’edicola-ricevitoria che si trovi privata, senza colpa, dei collegamenti telematici con Sisal. Una mazzata. O ad un istituto di credito con il bancomat fuori uso. O un supermercato che è privo, non per propria responsabilità, del pos. Il primo giorno. Il secondo. Il terzo.

Ironia della sorte, poi, a causa del guasto, gli uni di fronte agli altri, divisi dalla carreggiata, ci sono i sommersi ed i salvati: quelli che dovevano fare i conti con i disservizi lasciati in eredità dalla pioggia, e quelli che invece sono stati ‘risparmiati’. Magia dei cavi, si fa per dire.

La settimana che va concludendosi, per residenti e commercianti, è stata all’insegna della mobilitazione, e dei contatti costanti con i tecnici dell’azienda telefonica.

Le utenze interessate, secondo quanto emerso, sarebbero circa 1200.

Al di là delle oggettive difficoltà per la riparazione, sul tappeto – a quanto si è appreso – ci sarebbero stati anche intoppi burocratici che hanno ancor di più a dura prova la pazienza di chi investe tempo e soldi nel commercio, in tempi di crisi economica fortissima come quelli che stiamo vivendo.