x

x

“E’ stato travolto da una storia più grande di lui”

Ha fatto molto scalpore la storia del 25enne tarantino che si è tolto la vita in carcere dopo che  la moglie, una ballerina ungherese, non gli ha più fatto vedere la figlioletta, portandola con sé nel suo Paese.

Una tragedia che scuote le coscienze e che deve far riflettere in maniera profonda.

Per cercare di capirne di più abbiamo ascoltato la psichiatra e psicoterapeuta Marisa Lieti.


Dottoressa Lieti non si può uccidere per amore, ma ci si può togliere la vita per amore.
“Si elimina il partner non per amore ma per senso di possesso mentre ci si può suicidare per amore ma alla base c’è sempre una fragilità, una predisposizione. E’ quello che è accaduto per la tragedia avvenuta nel carcere tarantino. Il ragazzo che si è tolto la vita purtroppo si è infilato in una storia più grande di lui. Penso che non abbia avuto il tempo di conoscere quella ragazza che era più grande di lui di sei anni ed era arrivata da un altro Paese. E’ rimasto vittima della sua ingenuità. Lei, invece, sorretta da una forte  personalità, ha deciso, senza indugi, di troncare quando è arrivato il momento”.

Cosa avrebbe dovuto fare quel ragazzo di fronte ad una situazione così difficile e delicata?
“Affrontarla in maniera più decisa ma probabilmente non ne ha avuto la forza ed è stato travolto da un rapporto che forse pensava di poter dominare ma che si è incrinato in maniera irreparabile. Non è escluso che possa aver scelto di mettere in atto il gesto estremo anche per altri problemi, tra cui, presumibilmente, quello della detenzione in un carcere che certamente non è come gli istituti di pena all’avanguardia del nord Europa. Problemi che hanno generato un dolore insopportabile, un senso di vuoto. Il dramma poi è deflagrato dopo la decisione della moglie di lasciarlo e di tornarsene in Ungheria, insieme alla bimba ”.

Perché la moglie potrebbe aver deciso di troncare la relazione?
“A quanto pare all’inizio tutto andava bene. Il sentimento era vivo. La ragazza, che viveva lontano dalla sua famiglia contava su quella del marito per affidare la figlioletta durante le sue lunghe assenze, per motivi di lavoro. In quel modo acquistava un certa tranquillità che potrebbe essere venuta meno quando il marito è stato arrestato. E’  venuta a mancare la figura che faceva da mediazione all’interno della famiglia e allora le normali tensioni che esistono in una  coppia si sono acuite, il giocattolo si è rotto, e la ragazza ha preferito andar via. Il marito probabilmente sperava di costruire una unione di tipo tradizionale e che la moglie, anche se con un mestiere che la costringeva spesso fuori di casa, in orari notturni, accettasse quel tipo di vita. Ma così non è stato e la loro relazione è naufragata.”

Questi mariti, malati di fragilità, dovrebbero essere aiutati per superare un dramma come quello della separazione.
“Quello della separazione è un problema che deve essere affrontato con strumenti adeguati. I mariti spesso non riescono a metabolizzare il distacco dalla moglie e soprattutto dai figli. Ed è proprio in quei momenti che devono essere aiutati a superare la crisi anche con interventi di tipo psicologico. Devono riuscire a  esorcizzare le loro sofferenza e a non aver paura di  rendere pubblico il loro dramma”.