x

x

Marò, un incubo senza fine. Torna la paura della pena di morte

BARI – La decisione su come portare avanti il caso dei fucilieri di Marina italiani "è in un limbo". E' il quotidiano indiano Mail Today a gettare acqua sul fuoco dopo che l'Hindustan Times aveva scritto che è attesa  "da un momento all'altro". L'autorizzazione alla polizia investigativa Nia per utilizzare una norma (SUA Act, cioè legge sul terrorismo e sulla sicurezza marittima) che prevede la pena di morte nella vicenda che coinvolge il tarantino Massimiliano Latorre e del barese Salvatore Girone.

Anche il Mail Today fa parlare "fonti anonime" del ministero dell'Interno dopo il vertice ministeriale di ieri presieduto dal ministro dell'Interno Sushil Kumar Shinde.

E contrariamente alla perentorietà di una decisione già acquisita evocata dalla fonte consultata dall'Hindustan Times, Mail Today propone un'altra "verità" sulla intricata vicenda.  "Non possiamo dare una autorizzazione alla Nia per l'incriminazione (dei marò) – ha spiegato il responsabile ministe-riale – fino a quando non riceveremo un parere legale che stiamo aspettando".

Nella sua sentenza del 18 gennaio 2013, la Corte Suprema aveva comunque chiaramente indicato quali erano i quattro strumenti normativi e le leggi che avrebbero dovuto essere presi in  considerazione per il processo, tra le quali non figura il SUA Act che ora la Nia vorrebbe utilizzare.

L’ Hindustan Times ha scritto però che non va escluso che Massi-miliano Latorre e Salvatore Girone siano passibili della pena di morte. Nonostante la rassicurazioni in senso contrario fornite ancora ieri dal ministro degli Esteri indiano Salman Kurshid, un'intesa raggiunta nelle ultime ore in India a livello inter-ministeriale riproporrebbe per i due marines italiani proprio lo scenario più inquietante. Secondo il quotidiano appare verosimile , in forza di norme, che Latorre e Girone siano rinviati a giudizio per imputazioni  che in caso di condanna prevedono appunto la pena capitale.

Questo sarebbe il frutto di un mini-vertice tenuto tra lo stesso Kurshid, il titolare dell'Interno, Sushil Kumar Shinde, e quello della Giustizia, Kapil Sibal.