x

x

Babuscio in aula ma la “verità” viene rimandata

TARANTO – Doveva essere il giorno di Mario Babuscio, con l’atteso incidente probatorio a Lecce tramite il quale l’Antimafia vuole blindare le dichiarazioni dell’aspirante collaboratore di giustizia. Ma l’omessa traduzione di Franco Scarci, eccepita dagli avvocati Antonio Mancaniello e Mario Calzolare, ha fatto rinviare l’appuntamento. In alcuni colloqui con il pm Lino Bruno, ora trasferito a Bari, Babuscio ha parlato di commistioni tra mafia e politica. Davanti al gip Martalò ed al pm Coccioli, sarà chiamato a confermare quanto detto. Hanno fatto rumore le sue parole sul sindaco Stefàno, indagato per abuso d’ufficio in ragione di quelle dichiarazioni.

Al centro di un incontro tra Babuscio e Stefàno, il bar del Padiglione Vinci dell’ospedale, gestito da una srl con Francesco Ricciardi, figlio dell’ex boss Cataldo, come socio unico. Babuscio:“Io i contatti ce li avevo frequentemente da solo, andavo a Palazzo di Città, mi incontravo alle otto e mezzo del mattino, perchè so l’orario quand’è che arriva, andavo sopra e gli esponevo qualche problema, tra i quali il problema che aveva il bar dell’ospedale, che io andavo e gli dicevo… lui mi disse una volta… sono andato io e la Guarella”. Bruno: “Ma il sindaco sapeva che la Guarella era la moglie di Cataldo Ricciardi?” Babuscio: “No, non lo sapeva. Quei contatti si sono fatti più frequenti con il sindaco, erano proprio per far passare questa società da Presicci, diciamo che si doveva fare questa cessione d’azienda e c’era da mettere a posto” . Bruno: “Le risulta che in qualche modo sia stato agevolato dal sindaco questo trasferimento? Perchè questa era una competenza più dell’Asl che del sindaco” Babuscio: “Il sindaco dice: va bene, rivolgetegli a tizio, e digli che ti ho mandato io”. Bruno: “E a chi vi chiese di rivolgersi?” Babuscio: “Questo non mi ricordo chi era, era un dirigente dell’Asl che era di Bari, che stava soltanto il mercoledì ed il venerdì. E in un’occasione…” Bruno: “Ma vi mandò proprio il sindaco da questo?” Babuscio: “Sì, sì, andammo insieme al suo segretario, un certo Lino, non mi ricordo il cognome, che disse: Ha detto il dottore, vedi un po’ la situazione qua e poi, dottore, dopo andò a buon fine, insomma, ebbero quello che gli serviva per avere questa cessione, diciamo questo fitto di azienda che hanno fatto con il Presicci”.