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Trasporto oncologico, lavoratori e malati fanno fronte comune

Di fronte alla sede della Asl con parenti, colleghi e tutto l’armamentario che accompagna da sempre la battaglia: slogan e striscioni per chiedere che il servizio di trasporto per i malati di tumore di Taranto e provincia sia ripristinato.

Interrotto sabato scorso, dopo tre mesi dalla ripresa (in precedenza c’è stato lo stop da maggio 2012 a novembre 2013), il servizio gratuito battezzato come ‘trasporto oncologico’ è utilizzato da chi si sottopone a terapie come, tra le altre, la radio e la chemio presso le strutture sanitarie: il paziente viene accompagnato all’ospedale e assistito da un operatore socio sanitario per poi essere riportato a casa. Almeno era così fino alla scorsa settimana. Il sevizio non rientra nei livelli essenziali di assistenza.

Ma in piedi c’è la protesta degli autisti (35, in totale) che chiedono alla Asl di rendere stabile il servizio e che insistono nel denunciare l’utilizzo parziale dei soldi messi a disposizione dalla Regione. “Siamo qui per chiedere la riattivazione e la proroga del servizio a far data dall’1 febbraio” tuona Alfonso Alfano che della vertenza si è fatto portavoce. “Chiediamo di avere un colloquio direttamente con Scattaglia e di partecipare al tavolo che con molta probabilità in settimana vedrà a confronto lo stesso direttore generale con l’assessore regionale Gentile e il prefetto”.

Riparati alla meno peggio sotto un gazebo di tela montato seduta stante, ci sono anche i parenti dei lavoratori e chi il servizio lo vive come un sostegno importante nella non facile lotta alla malattia. Tra loro c’è Angelo. Per lui il tragitto da via Pupino all’ospedale Moscati, a Paolo VI, diventa un viaggio improponibile: “Non posso muovermi, non ho un mezzo mio e non ho nessuno che viene a prendermi. Da novembre ho usufruito del servizio di trasporto, ora non so come farò”. La vertenza dalla duplice valenza ha il volto anche di mogli e famiglie che con quello stipendio ci campano.

A prendere la parola è la moglie di uno dei 35 autisti impiegati nel progetto Ares: “Abbiamo quattro figli, mio marito da sabato è di nuovo disoccupato, ci diano una risposta subito”.