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La Manna: “Le pene proporzionate al reato e alla gravità”

E’ tornata  la distinzione tra le droghe pesanti e leggere. La Corte costituzionale  ha dichiarato l’illegittimità della legge Fini- Giovanardi nella parte in cui  equipara le due tipologie di stupefacenti.

A giudizio della Consulta la legge viola l’articolo 77 della Costituzione  che regola la conversione sui decreti legge. A tal proposito abbiamo ascoltato l’avvocato Fabrizio Lamanna, Presidente della Camera penale di Taranto.

Presidente, come giudica la decisione della Consulta?
“La Corte costituzionale ha preso una decisione assai rilevante in tema di stupefacenti dichiarando l’incostituzionalità della legge Fini- Giovanardi che aveva equiparato sotto il profilo delle sanzioni penali le droghe leggere a quelle pesanti. E lo aveva fatto con un innalzamento verso l’alto  delle pene, fissando un trattamento  sanzionatorio che  andava da 6 a 20 anni di reclusione. Pur se le motivazioni alla base della decisione della Corte costituzionale rinvengono in profili di carattere formale circa il rapporto tra decreto e legge di conversione, non si può non evidenziare un riequilibrio che in tal senso si determina nella  materia degli stupefacenti: con il risultato che le droghe  leggere (cannabis e hashish) vengono punite con pene  che vanno dai 2 ai 6 anni.  Senza entrare nel merito di principi e valori che ispirano il legislatore e  una legge, prendiamo atto come, in generale, l’adeguamento sanzionatorio in campo penale rispecchia il più ampio e condiviso principio per cui le pene devono essere proporzionali e proporzionate al reato commesso e alla sua gravità”.

Quali saranno gli effetti?
“Gli effetti che determinerà la sentenza della Corte costituzionale sul processo penale saranno molteplici e di diversa portata: avrà una efficacia diretta sui processi ancora pendenti mentre per quelli definiti ci sarà la possibilità di ferme cessare l’esecuzione e tutti gli effetti penali. Si tratta di una più vasta retroattività dell’annullamento della Consulta in ossequio al principio della retroattività della legge più favorevole”.

Un tema particolarmente delicato
“Ovviamente la decisione della Corte costituzionale dovrebbe essere tenuta in considerazione anche in vista dei diversi provvedimenti che si stanno discutendo in parlamento, dal decreto svuotacarceri, alle ipotesi di amnistia e indulto oltre che per quel che riguarda il delicato tema della custodia cautelare in carcere. In  ambito penale la riflessione su temi così delicati dovrebbe sempre  prescindere da posizioni preconcette con l’obiettivo di salvaguardare le esigenze di difesa sociale senza sacrificare oltremodo il principo di libertà personale”.