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Distripark, “Espropri e consulenze allegre”

“Il consorzio Distripark è un interessante spaccato di come le società pubbliche sono utilizzate, più che per la loro reale finalità, come carrozzoni per elargire prebende politiche”.

Non una mezzi termini il consigliere comunale Dante Capriulo per commentare la gestione del consorzio. Nei giorni scorsi, durante il Consiglio comunale, c’è stata la votazione riguardante un provvedimento sul finanziamento del Distripark.

“Il mio voto non favorevole – spiega sulla ricapitalizzazione della società Distripark non è stato dovuto al fatto che l’operazione è costata circa 13 mila euro oltre a prevedere per la spesa ordinaria annua 20 mila euro. Ho cercato, per la verità inascoltato, di aprire una riflessione su come si gestiscono le società a partecipazione pubblica nel nostro territorio e sulla loro specifica utilità. Dopo gli oltre 20 milioni di euro spesi per ricapitalizzare e coprire i buchi di bilancio dell’Amiu Spa, mi aspettavo una capacità riformatrice di chi vuole cambiare davvero rispetto al passato. Ed il consorzio Distripark è un interessante spaccato di come le società pubbliche sono utilizzate, più che per la loro reale finalità, come carrozzoni per elargire prebende politiche".

Lo scopo iniziale della “Distripark Taranto Scarl (Società Consortile a Responsabilità Limitata)”, quando fu varata nel 2002, era nobile: sviluppare la logistica retro portuale. Co-fondatori con il comune di Taranto, la Provincia, l’Autorità Portuale e la Camera di Commercio, tutti con il 25 % delle quote. "Dopo 12 anni – osserva Capriulo – l’unico obiettivo raggiunto è una mera acquisizione di terreni con espropri (che avrebbe potuto fare un normale ufficio comunale) sfruttando uno specifico finanziamento Cipe di circa 12 milioni di euro. Operazione che ha avuto un costo per la collettività di svariate centinaia di migliaia di euro (nell’ultimo anno circa 170 mila euro). Con posti nei consigli d’amministrazione, personale assunto, consulenze facili, collegio sindacale. Tra l’altro sarebbe interessante sapere con quali procedure. Ovviamente con la spesa allegra, propria delle società partecipate. Ad esempio alquanto illuminante è la relazione del collegio sindacale aziendale al bilancio 2011, dove stigmatizza l’assenza di tracciabilità dei flussi finanziari e soprattutto “critici” incarichi di consulenza legale per 116 mila euro, finalizzati all’aggiornamento del progetto preliminare “Distripark” scrivendo testualmente “gli elaborati presentati dai soggetti incaricati sono risultati, tuttavia, per i rispettivi contenuti, oltremodo carenti tanto da richiedere un approfondito esame da parte del Collegio che, con apposita e articolata relazione, ha  evidenziato le numerose criticità, lacune e vistose incongruenze”.

Secondo il consigliere comunale d’opposizione: “soldi buttati al vento o nel caso in mare. Altra interessante riflessione è quella sul numero di queste società. Di fatto per la realizzazione della retroportualità sono a vario titolo interessati il Comune di Taranto, la Provincia di Taranto e l’Autorità Portuale, che hanno però sentito la necessità di costituire e partecipare le società Asi (il comune detiene il 33% delle quote), Distripark (comune al 25%) ed Agromed (comune al 33,3%). A cosa servino tutte queste società è un mistero della prima repubblica. Di carrozzone in carrozzone. Il cambiamento può attendere”.