x

x

Omicidio di Sarah Scazzi: bugie, gelosie e depistaggi

Il rapporto contrastato tra due sorelle, Cosima Serranno e Concetta Serrano Spagnolo, e le loro figlie, Sabrina Misseri e Sarah Scazzi, poi diventate carnefice e vittima del delitto del secolo.

C’è anche questo, nelle 1.600 pagine con le quali viene motivata dai giudici della Corte d’assise, presidente Rina Trunfio, la condanna all’ergastolo per Sabrina e Cosima, colpevoli dell’omicidio della quindicenne Sarah.

Con quella condanna, il collegio ha sposato la tesi della Procura, che ha dipinto il caso come un delitto sostanzialmente passionale,
che ruota attorno alla figura di Ivano Russo, amato da Sabrina, che con la cugina si sarebbe confidata, prima di vederla come una possibile rivale. 

Le indagini si sono mosse del resto nel senso che il movente di Sabrina fosse la gelosia per le attenzioni che la cugina riceveva da Ivano. Secondo gli inquirenti, Sabrina si confidava con la cugina Sarah riguardo alla sua infatuazione per Ivano Russo e al rifiuto di questi di allacciare una relazione sentimentale con lei.

Proprio i pettegolezzi circolati in paese su un rapporto sessuale non portato a compimento da Sabrina e Ivano, avrebbero portato alla definitiva rottura da parte di quest'ultimo e acuito, così, l'astio di Sabrina verso Sarah, costituendo per l'accusa il movente dell'omicidio,
maturato probabilmente a seguito di un acceso diverbio tra le ragazze avvenuto la sera del 25 agosto, alla vigilia della scomparsa di Sarah, in un pub del paese, davanti ad alcuni testimoni.

Il resto è una storia di bugie, pettegolezzi, chiacchiere, depistaggi.