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Omicidio di Giovanni Meo, al via il processo di appello

Al via oggi il processo d’appello per l’omicidio di Giovanni Meo, il funzionario della Regione Puglia ucciso nel 2008 con due colpi di pistola alla testa e poi bruciato. La sua auto venne ritrovata, pochi giorni, dopo nelle campagne di Manduria. Dopo la canonica costituzione delle parti, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 7 maggio.

E la difesa dell’unico imputato, l’agricoltore savese Francesco Cinieri, promette battaglia.

In primo grado Cinieri è stato condannato a trent’anni: per i giudici, si sarebbe vendicato per il rifiuto di un finanziamento regionale di 200.000 euro.

Per quella morte la pubblica accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Antonella De Luca, aveva chiesto l’ergastolo, ma nel dibattimento non ha retto l’aggravante della premeditazione.

L’elemento accusatorio che ha incastrato Cinieri, titolare di un’azienda agricola a Sava, è stata un’intercettazione ambientale di un dialogo tra lui e la figlia avvenuto nella loro abitazione. La cimice degli investigatori catturò questa frase divenuta determinante per la condanna: “Mi ha detto che erano bloccati e pum… gli ho sparato … forse gli ho fatto due buchi”.

Una sorta di confessione, per l’accusa. Ma la difesa ha sostenuto l’inattendibilità della registrazione perché registrata con elementi inadatti all’ambiente.

Per questo nella prossima udienza il legale di Cinieri, avv. Fabrizio Lamanna, che difende l’indagato insieme all’avv. Simeone, presenterà richiesta di una nuova perizia fonica, oltre che di una nuova perizia balistica.

I legali sono pronti a percorrere la strada di un’ulteriore richiesta, quella della rinnovazione del dibattimento. Insomma, di rifare tutto da zero.

L’imprenditore agricolo si è sempre dichiarato innocente affermando di aver addirittura pianto quando seppe la notizia della morte di Meo. Su Cinieri pesa anche una precedente condanna a 17 anni, per aver ucciso un pastore.