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“Raddoppio Auchan”, una legge contro il piano Cimino

“Misure di sostegno al piccolo-medio commercio e all’occupazione”. Questa la proposta di legge regionale depositata dal movimento Condemi a sostegno del commercio del Borgo e contro il progetto che prevede la realizzazione di case, fabbricati e servizi in zona Cimino.

Nel piano rientrerebbe anche il cosiddetto “raddoppio dell’Auchan”. La proposta prevede un unico articolo “Nei Comuni ad alta densità disoccupazionale, in presenza di oggettiva crisi economica e del commercio, è vietato autorizzare l’estensione di ipermercati esistenti nel territorio e/o strutture ad essi connessi e/o collegati. E’ altresì vietata la realizzazione di nuovi complessi commerciali con le predette caratteristiche (ipermercati) in tutto l’ambito cittadino”.

A firmare il testo sono, il consigliere regionale Giuseppe Cristella; i consiglieri comunali Aldo Renna e Giovanni Ungaro e l’avvocato Filippo Condemi.

“E’ noto che la grave crisi economica e occupazionale comprime duramente la nostra Regione colpendo prevalentemente le attività commerciali. La presenza degli ipermercati, lungi dal ricoprire un ruolo di servizio mancante alla collettività, rappresentano invece, seppur involontariamente, la causa della chiusura, in numero consistente, di numerosi piccoli e medi centri commerciali – si legge nella proposta di legge depositata questa mattina in Regione che cita anche alcuni dati – per ogni posto di lavoro che si crea negli ipermercati se ne perdono dieci nell’ambito delle attività commerciali circostanti. A questo riflesso negativo di effetto quasi immediato, v’è da aggiungere quello di natura finanziaria che si verifica nel breve medio termine".

"Si consideri, infatti – aggiunge -, che un ipermercato incassa mediamente 18-20 milioni di euro l’anno di denaro di provenienza locale. Se tale valuta rimanesse nelle disponibilità dei commercianti del luogo, verosimilmente sarebbe speso almeno per la quasi totalità nell’ambito della città, provinciale, regione, innestando principi di nascita, crescita e/o consolidamento di imprese familiare che a loro volta diverrebbero fonte di stipendi, crescita e/o consolidamento di imprese familiari che a loro volta diverrebbero fonte di stipendi, con conseguente nuova occupazione e così crescendo sempre più. Fino ad oggi, a tutto questo s’è rinunciato in nome del diritto all’iniziativa economica, previsto dall’art. 41 della Costituzione, trascurando forse il diritto all’occupazione, alla dignità della vita, entrambi valori di rango costituzionale. Risulta dunque indispensabile legiferare un equilibrio tra grande ricchezza di investimento e sopravvivenza di coloro che posseggono minime risorse. Pertanto, il diritto alla libera impresa economica – concludono dal movimento Condemi – può anche estendersi all’infinito, ma deve fermarsi se nel suo percorso distrugge e fagocita altri diritti essenziali per la omogenea sopravvivenza dell’intera collettività”.