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Clan di Paolo VI, confermate tre condanne

Tre condanne che diventano definitive ed un processo da rifare. E’ la decisione della corte di Cassazione nel procedimento nato dal blitz antimafia Buozzi: in sei, nel marzo 2011, vennero arrestati su custodia cautelare nell’operazione che colpì un gruppo emergente nella criminalità tarantina, la famiglia Pascali di Paolo VI.

Al vertice del sodalizio, Carmelo Pascali, 56 anni, già condannato per un omicidio durante la guerra di mafia degli anni ‘90; con lui, al timone, il figlio Nicola, ritenuto uno degli ‘emergenti’ più carismatici e più temuti della malavita tarantina, coinvolto anche nelle operazioni Scarface (è stato assolto) e Bacone (che ha svelato alcuni rapporti tra i narcos latinoamericani e mala tarantina).

Al gruppo era contestata la gestione del pizzo, realizzata anche attraverso l’esplosione di bombe, come quella da mezzo chilo di tritolo dinanzi al ristorante Il Rugantino gestito da Lucio Bimbola – in passato vicino al clan Modeo – oltre alla detenzione di numerose arme da guerra, e la gestione di una lucrosa attività di spaccio. Ieri la Cassazione ha posto il proprio sigillo all’iter processuale.

Tutto da rifare per Nicola Pascali, 34 anni, già condannato a 11 anni. Pene confermate per gli altri imputati: 7 anni per Carmelo Pascali, 5 anni e 4 mesi per Massimo Bevilacqua, 5 anni per Rodolfo Nitti.