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A Taranto le spoglie di Santa Lucia

Cresce l’attesa fra i tarantini per lo storico evento della presenza a Taranto da oggi al 4 maggio del corpo incorrotto di Santa Lucia che si venera nella chiesa veneziana di San Geremia dal 1863 dopo il passaggio nel santuario di Erchie intitolato alla Santa siracusana.

Intanto all’attesa dobbiamo registrare la delusione dei tarantini perché, rispetto all’annunciato programma, per problemi connessi con l’ordine pubblico, domenica 4 maggio non ci sarà la processione dalla chiesa di Santa Lucia nel Duomo sul carro, ma, praticamente, il corpo della Santa arriverà stasera alle ore 18.30 e partirà la sera del 4 maggio dalla stessa chiesa di via Millo salutata, molto probabilmente, da uno spettacolo di fuochi d’artificio.

E’ antica e oggi ancora molto sentita  la devozione dei tarantini verso Santa Lucia, la santa siracusana martire trucidata per ordine di Diocleziano tra il 303 e il 304. Una leggenda narra che la santa si strappò gli occhi per sottrarsi al suo pretendente.
Da tempo immemorabile i tarantini hanno venerato la santa sia nella basilica di San Cataldo che nella abbattuta chiesetta che sorgeva accanto alla villa di mons. Capecelatro sul mar Piccolo. Dal 1967 a Lei è intitolata la Parrocchia di via Millo retta dal 1993 da don Tonino Caforio.

Nella Cattedrale di Taranto si conservano due statue della santa siracusana con le quali nel tempo si sono svolte le processioni il 13 dicembre nella strade della città antica tarantina.

Nel passato il 13 dicembre le nostre nonne facevano il digiuno e trascorrevano l’intera giornata in chiesa davanti al simulacro della santa. Fino alla prima metà del 1800 sulle rive del Mar Piccolo, dove oggi sorge l’ospedale della Marina Militare, c’era una spiaggetta intitolata alla santa perchè nei pressi era ubicata una chiesetta dedicata alla stessa. Chiesetta e villa furono abbattute per fare spazio all’Arsenale della Marina Militare che fu inaugurato nel 1889, invece la Villa del Capecelatro era sorta nel 1796.

Era consuetudine all’epoca che per la festa di Santa Lucia, le ruagnare, cioè i ceramisti tarantini preparassero in gran numero dei medaglioni di argilla cotta al forno, simili a monete metalliche, sulla cui superficie veniva riprodotto l’occhio di Santa Lucia che venivano distribuiti ai fedeli; in pratica sostituiva le attuali immaginette sacre.

Il 13 dicembre si usava distribuire il pane ai poveri unitamente a piccoli panini rotondi chiamati “occhi di Santa Lucia”. Si preparavano anche ciambelline a forma di angioletti in omaggio alla santa che si davano ai bambini in caso di malattia. Intanto, registriamo la lodevole iniziativa del panettiere Giovanni Doro di via C. Battisti, l’inventore del “dolce di San Cataldo”, che ha pensato di preparare  dal 2 al 4 maggio il “Pane dei poveri di Santa Lucia”, utilizzando farina e patate per sottolineare la povertà di questo pane che certamente sarà anche distribuito gratuitamente ai poveri che ne faranno richiesta, come ci ha detto lo stesso Doro.