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L’Arma dei Carabinieri tra impegni e storia

L’Arma dei Carabinieri tra impegni e storia

È stata assegnata nei giorni scorsi la borsa di studio intitolata alla memoria di Mario Gennarini. L’iniziativa è stata ideata da Valentino Gennarini, decano degli agenti marittimi, con l’obiettivo di ricordare suo fratello, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. La commissione che ha valutato gli elaborati su “Arma dei carabinieri – impegni e storia” prodotti dagli studenti delle scuole di secondo grado era composta da Sara Montorsi, psicologa; Fernando Carbone, tenente colonnello Carabinieri; Antonio Putignano, funzionario Ufficio VII Atp Taranto; Giuliana Palermo, docente; Maria Rosaria Gigante, giornalista; Domenico Inversi, ingegnere; Annalisa Adamo, avvocato. A vincere la borsa di studio è stato Vincenzo Gigliarano. Di seguito pubblichiamo il suo elaborato.

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Quest’oggi, voglio parlarvi di supereroi. Super uomini e super donne, che con le loro abilità fuori dal comune sono riusciti ad aiutare centinaia di migliaia di persone. Se pensiamo al termine, “Supereroe”, dall’immaginario collettivo scaturiscono tutta una serie di stereotipi. In primis, i superpoteri: una forza disumana, una vista a raggi laser, la telepatia…poi ovviamente i ridicoli costumi. Ed infine un altisonante pseudonimo che riassuma il personaggio, e che ne nasconda la vera identità. Quest’oggi, voglio parlarvi, di persone che usano la loro forza per proteggere gli innocenti. Che grazie alla loro super vista, riescono a scovare i malviventi nascosti nell’ombra. Che con la loro telepatia, riescono a comprendere e a star vicino alle persone. Che quotidianamente, indossano fieramente uniformi che ne simboleggino le gesta, emblemi centenari della lotta per ciò che è giusto. Oggi, voglio parlarvi di supereroi. L’arma dei Carabinieri. Questi supereroi, nascono nel 1814, quando il sovrano del regno Sardo-Piemontese Vittorio Emanuele I, istituì a Torino il Corpo dei Carabinieri Reali. Cosi chiamati per via dell’arma d’ordinanza utilizzata, gli ufficiali furono scelti direttamente dall’Arma di Cavalleria, la più prestigiosa dell’esercito Sabaudo, parliamo quindi di soldati d’élite, il cui primo comandante fu il Generale d’Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant’Andrea, nominato il 13 agosto del 1814.

La caratteristica fondamentale che contraddistingueva il corpo dei carabinieri da altri corpi europei però, era la capillare diffusione su tutto il territorio; quindi non soltanto nelle città, ma anche nelle periferie e nei villaggi, a stretto contatto con la popolazione. Caratteristica, che li rende estremamente efficaci nell’amministrazione della giustizia. Discorso che è doppiamente vero se si considera il contesto della città dove viviamo. La nostra bella Taranto, ormai da tempo viene screditata dai più, e si porta appresso la nomea di città malfamata. Opinioni però a mio avviso generate dall’assenza di prospettiva. È infatti merito della distribuzione e del lavoro dell’arma sul territorio, se possiamo vantare di trovarci al settantaduesimo posto su 107 province italiane per numero di crimini emersi. D’altronde, come si può essere efficienti in tal senso, se non si conosce il territorio dove si opera? È per questo che in una città come la nostra, il valore aggiunto del Carabiniere di saper stare in mezzo alle persone risulta inestimabile. Ma senza limitarci alla nostra terra, l’arma dei Carabinieri può anche vantare una tradizione secolare di partecipazione ad operazioni estere. I propri reparti M.S.U. e I.P.U. ovvero “Multinational Specialized Unit” e “Integrated Police Unit” hanno portato al di fuori dei confini nazionali legalità e sicurezza, proprio con quella capacità di empatia che rende speciali i Carabinieri, anche quando le popolazioni parlano altre lingue e appartengono a culture diverse.

Tra i più grandi traguardi esteri dell’Arma ricordiamo nel Luglio del 2003, l’operazione denominata Antica Babilonia, dove l’Italia impiegò forze armate dislocate nel sud dell’Iraq, con base principale a Nassiriya, durante quella che passò alla storia come la seconda guerra del golfo. L’Arma partecipa con la finalità di mantenimento e salvaguardia della pace, tramite molteplici attività quali il sostegno ai lavori dell’Orha (Office for Reconstruction and Humanitarian Assistance), il ripristino di infrastrutture pubbliche e riattivazione dei servizi essenziali e la creazione di una necessaria cornice di sicurezza. Dopo un attentato alla base “Maestrale” presidiata dai Carabinieri dell’M.S.U. e la famigerata Battaglia dei Ponti, che vedeva centinaia di soldati italiani impegnati nel controllo di 3 ponti che attraversavano l’Eufrate, finalmente il primo dicembre del 2006 termina la missione, a fronte di 36 valorosi caduti. Parte subito la fase finale della missione, un’operazione di rientro delle truppe e più di undicimila tonnellate di materiale bellico in Italia, che venne denominata Operazione Itaca. La missione impiegò diversi reparti dell’esercito italiano, con oltre tremiladuecento uomini schierati tra le varie brigate. Un corpo cosi versatile e preparato in una tale moltitudine di situazioni non può che rappresentare un orgoglio per la nazione. Ma adesso, dopo averne decantato le gesta più significative, vorrei raccontare di azioni altrettanto eroiche, ma su scala più ristretta. Una storia personale, in quanto ritengo sia molto importante sottolineare l’importanza del lavoro che questo corpo svolge, nel contesto cittadino più comune. Purtroppo ho avuto la sfortuna di provenire da uno sfondo familiare non esattamente idillico, come del resto moltissimi giovani della mia età. Nell’aprile del 2013, mio padre fu arrestato a seguito di anni di violenze domestiche nei confronti di mia madre, nei miei e dei miei fratelli.

Durante questo periodo per me comprensibilmente difficile, ho avuto però la fortuna di avere al mio fianco dei supereroi che hanno garantito un processo di transizione sereno. In primis, ovviamente mia madre, donna dalla volontà ferrea che si fece scudo di quello che succedeva per proteggere noi figli. Ma altrettanto fondamentale fu l’aiuto di un altro supereroe. Uno vestito di rosso e blu; ma non parlo dell’uomo ragno, bensì del comandante della caserma dei carabinieri di Trezzo Sull’Adda, la città Lombarda dove al tempo abitavo. L’allora comandante Marco Bennati, dimostrò tutti quei valori che da secoli rendono speciale la figura del Carabiniere, di fatto mettendosi al servizio della nostra famiglia sotto aspetti che trascendono il mero rapporto professionale. Responsabile dell’arresto di mio padre, già da prima venne in aiuto di mia madre, empatizzando con lei e assistendola personalmente attraverso il difficile processo che ha portato alla denuncia delle violenze che subivamo, come il più fidato degli amici. Non si fermò a lei però, in più occasioni si assicurò di poter parlare anche con me ed i miei fratelli. Avevo dieci anni all’epoca, e uno sconosciuto in divisa era l’ultima delle persone dalla quale sentivo di volere rassicurazioni. Il comandante Bennati però, capì subito cosa stavo passando, e riuscì a far trasparire una sensazione di sicurezza e affettuosa paternità che finora mi mancava. Fu da quel momento, che iniziai a nutrire un profondo rispetto per quello che il comandante rappresentava. Rispetto, ed ammirazione, per quei valori che mio padre non aveva saputo insegnarmi, avendomi invece istruito alla repulsione verso le figure dei tutori della legge. Ho voluto raccontare questo, nonostante l’intimità dei fatti, perché troppo spesso la figura del Carabiniere come burbero e ottuso impositore della legge nasconde la vera natura di questi supereroi, che come tali vanno definiti per la loro sincera e dedita fedeltà al proprio dovere. Oggi, voglio parlarvi, di supereroi.

Vincenzo Gigliarano