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Il caso Leonardo: le ricadute sui territori

Operai della Leonardo

“Leonardo” (Finmeccanica), dal 3 gennaio 2022 e per 13 settimane, ha duramente previsto la cassa integrazione ordinaria per oltre 3.400 lavoratori, nei quattro Stabilimenti del Sud (Grottaglie, Foggia, Pomigliano e Nola), così ingenerando il sospetto dell’avvio di un silenzioso processo di delocalizzazione e trasferimento del personale o il timore di un protratto e dannoso fermo produttivo nelle unità operative interessate o addirittura la terribile paura per l’inizio di un probabile disimpegno industriale nell’intero Mezzogiorno. Comunque, al momento, la stessa “Leonardo S.p.A.” gode di ottima salute economica: gli ultimi dati della relazione finanziaria, al 30 settembre 2021, mostrano ricavi a 9,6 miliardi di euro e utili per 229 milioni, addirittura in crescita rispetto al 2020.

Quindi il ricorso alla cassa integrazione non sarebbe dettato da una crisi generalizzata dell’impresa, ma dagli andamenti “temporanei” (sic!) di un solo comparto produttivo (la Divisione Aerostrutture; il segmento di mercato dell’aviazione civile), le cui perdite pare ci sia l’intenzione di volerle compensare all’interno del bilancio aziendale, in attesa di nuove soluzioni idonee a superare il dichiarato “periodo difficile”. Tuttavia la Holding, il cui azionariato è tenuto al 48,8% da investitori istituzionali e al 30,2% dal Ministero della Economia, sembra non stia prendendo in giusta considerazione il fatto che, negli ultimi anni, in Puglia e in Campania il settore produttivo dell’Aerospazio è stato – ed è ancora determinante per le attese prospettive di progresso e sviluppo dei territori. Infatti, le politiche economiche di quelle Regioni hanno scommesso moltissimo su un futuro di innovazione e occupazione, guardando anche alla cosiddetta formula delle “Quattro A”: Aerospazio, Automotive, Agricoltura e Abbigliamento. Cioè puntando su quelle produzioni con un favorevole mix di lavoro individuale e di automazione tecnologica nonché con una organizzazione funzionale e una impiantistica tecnica di mediograndi dimensioni.

Sicché rompere o squilibrare l’allineamento delle fatidiche “A”, potrebbe confinare di nuovo il Sud nelle economie residuali e potrebbe acuire la dipendenza dagli interventi pubblici e dall’assistenzialismo di Stato. Nonostante ciò, l’attuale grave scelta di Leonardo, presentata come una semplice gestione operativa della situazione contingente o congiunturale, sembra invece voler perseguire poco spiegate e affatto condivise strategie di lungo periodo, col rischio di causare qui, nell’immediato, profonde e diffuse crisi sociali e di aprire varchi a pericolose derive politico-culturali. E se poi Leonardo abbandonasse veramente il Sud, proprio nel momento più delicato della ripartenza e della resilienza (PNRR), le convergenti concomitanze dei fattori in campo potrebbero portare all’apertura di una estesa e significativa “Vertenza Meridionale”, giustificabile come la necessaria risposta delle istituzioni locali e delle comunità a certa politica nazionale, percepita distante e separate. I Sindacati, dal canto loro, continuano comunque a compiere le proprie azioni di legittimo intervento, soprattutto in diretta interlocuzione con il Governo centrale, che, nel caso specifico, rappresenta pienamente la parte datoriale ed è pure relativamente responsabile della conduzione manageriale.

Adesso, la strategia di Leonardo è cercare di essere “molto forti nelle due piattaforme elicotteri e aerei, avendo come anello di congiunzione l’elettronica per la Difesa”. Mentre l’ambizione della Società è “semplice e chiara: essere leader globale negli elicotteri, leader europeo nei velivoli e, nell’ambito dell’elettronica per la Difesa, un player molto forte in Europa e Usa”. In definitiva, in questa particolare evoluzione delle cose, sarebbe auspicabile per tutti che “Leonardo”, dopo la dimensione nazionale e internazionale, si aprisse, sì, al globale, ma per traguardare le economie delle transizioni scientifiche ed ecologiche e desse, in ricaduta sui territori, un corrispettivo di modernità sociale, segnatamente in termini di occupazione competenziale e di lavoro indotto d’impresa. Da ciò, il Sud non può essere assolutamente escluso!

Raffaele Bagnardi
Già sindaco di Grottaglie e firmatario dell’Accordo di Programma Alenia