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Ilva, le condizioni dei Riva

"Diamo tutta la nostra disponibilità per collaborare al salvataggio dell’Ilva. Sappiamo che la situazione dell`azienda commissariata è drammatica. Non siamo però in grado di farlo da soli”.

Così Claudio Riva in un’intervista a Il Sole 24 ore.

“Con il Governo Renzi in questi ultimi giorni è stato avviato un dialogo che con il Governo Letta era totalmente mancato. Per noi si tratta di un passo in avanti non irrilevante. Essere trattati da interlocutori credibili e non da criminali in contumacia è già qualcosa. All`Ilva – spiega – sono riconducibili direttamente o indirettamente un punto di Pil e un quinto della produzione industriale italiana. La sua chiusura sarebbe un gesto di autolesionismo. Il primo obiettivo di questo Governo, ci pare, è salvare l`Ilva. Insieme ad altri, sia come azionisti sia come gestori, con un piano industriale credibile, noi ci siamo”.

Per il figlio di Emilio Riva, Il piano industriale presentato dal commissario Enrico Bondi "è poco credibile sulle tecnologie e privo di solidità finanziaria".

Parlando dell'aumento di capitale, "l'unica cosa sicura è che l'Ilva perde 80 milioni di euro al mese. Con noi, l'Ilva guadagnava. Non credo che nessun investitore metterebbe un euro in una società che brucia così tanta ricchezza. Prima in una impresa si tappa la voragine, e poi si mettono altri soldi. Non importa che sia o no commissariata", dichiara Riva, che sottolinea: "Per chiederci un impegno finanziario considerevole, le regole di ingaggio devono essere chiare. E non può che stabilirle il governo".