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Traffico internazionale di reperti, 13 indagati

Operazione Taras, traffico di reperti - foto di Francesco Manfuso

Scoperto un traffico internazionale di reperti archeologici. A partire da febbraio del 2019, una complessa attività investigativa, condotta in Italia e all’estero dai carabinieri della Sezione archeologia del Reparto operativo del Comando per la tutela del patrimonio culturale, in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Carabinieri della Procura di Taranto e coordinata dalla stessa Procura, ha portato al recupero di oltre 2.000 reperti archeologici magnogreci, risalenti al periodo compreso tra il VI e il II secolo a.C. L’indagine, mirata a contrastare il traffico illecito di beni archeologici di provenienza italiana in ambito internazionale, è stata sviluppata a più riprese dalla Sezione archeologia del Reparto operativo TPC di Roma.

Lo spunto si è avuto quando i militari hanno scoperto che un noto indiziato di reati contro il patrimonio culturale alloggiava periodicamente presso un hotel di Monaco di Baviera, dove portava con sé diversi plichi, contenenti degli oggetti verosimilmente di natura archeologica. Visto il modus operandi dell’uomo, già emerso in attività precedenti e risultato pressoché coincidente con le informazioni ricevute, è stata interessata la Polizia bavarese affinché fosse effettuato un immediato riscontro presso l’hotel individuato. La Polizia tedesca ha così accertato che quella persona vi era stata già diverse volte. I servizi successivi organizzati dalla Sezione Archeologia, insieme ai loro colleghi bavaresi, hanno appurato che l’uomo partiva in treno da Taranto e, attraversata l’Austria, arrivava a Monaco di Baviera, città dove pernottava per poi proseguire il viaggio, sempre in treno, verso Bruxelles. La scelta di viaggiare con quel mezzo per raggiungere destinazioni così lontane, piuttosto che utilizzare il più comodo e rapido aereo, ha fatto intuire che si trattasse di un espediente per eludere eventuali controlli di polizia. Le attività tecniche di investigazione hanno consentito di definire chiaramente i suoi spostamenti da Taranto verso l’estero.

Nel mese di giugno del 2019, per non far capire all’indagato che era stato individuato da un’unità specializzata a lui ben nota, i carabinieri del TPC lo hanno fatto controllare dalla Polizia Ferroviaria al Brennero: questa circostanza ha confermato le ipotesi investigative, dal momento che l’uomo è stato trovato in possesso di un’anfora archeologica. Gli esiti dell’indagine e i riscontri, già comunicati alla Procura di Roma, sono stati poi trasmessi alla Procura di Taranto per competenza.Il seguito investigativo, sviluppato con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali, registrazioni video, servizi di appostamento e pedinamento in Italia e all’estero – nonché con numerose rogatorie e Ordini d’Indagine Europei (OIE) verso la Germania, il Belgio, l’Olanda e la Svizzera, ha fatto emergere un vasto traffico illecito di reperti archeologici, condotto da una organizzazione ben strutturata e con importanti collegamenti all’estero. Nel mese di gennaio del 2020 a Monaco di Baviera, su input dei carabinieri che ne avevano monitorato gli spostamenti, il principale indagato, arrestato dalla polizia tedesca, è stato trovato in possesso di diversi reperti archeologici di notevole interesse storico-scientifico, fra i quali spicca un elmo corinzio in bronzo.Nei mesi di giugno e luglio del 2020, in collaborazione con la Polizia belga e quella olandese, sono state eseguite perquisizioni in Belgio e in Olanda con servizi di appostamento e pedinamento.

Un’abitazione di Bruxelles si è rivelata essere la base d’appoggio e il deposito della persona arrestata in Germania: lì infatti sono stati sequestrati circa mille reperti archeologici provenienti dall’Italia, perlopiù dall’area di Taranto e provincia, risalenti al periodo compreso dal VI al II secolo a.C., tra cui: ceramiche a figure rosse, ceramiche miniaturistiche, ceramiche votive, corredi funerari, utensili in bronzo e un altro elmo corinzio in bronzo. Contestualmente sono stati individuati altri importanti reperti italiani trafugati dirante scavi clandestini, commercializzati a Bruxelles presso esercenti di settore inconsapevoli della loro provenienza illecita, nonché un laboratorio specializzato in restauri di oggetti d’arte antichi a Delft (Olanda), dove erano stati portati nel tempo diversi beni archeologici per i restauri propedeutici alla loro offerta sul mercato.

Nonostante le limitazioni e le difficoltà dovute alla pandemia da Covid-19, gli accertamenti sono proseguiti. Si è configurata un’associazione ricalcante la filiera criminale tipica di questo settore, a partire dai cosiddetti “tombaroli” che riforniscono di reperti i ricettatori di primo e secondo livello, i quali a loro volta alimentano i trafficanti internazionali. L’individuazione di queste figure ha portato nell’ottobre scorso a eseguire nella provincia di Taranto perquisizioni presso le abitazioni delle persone coinvolti a vario titolo nel traffico illecito, giungendo al sequestro di ulteriori mille reperti, risalenti al periodo compreso tra il VI e il II secolo a.C., riferibili prevalentemente alle aree archeologiche tarantine, e in particolare: ceramiche a figure rosse, ceramiche miniaturistiche, ceramiche votive, corredi funerari, utensili in bronzo, lastre di coperture sepolcrali in terracotta, pregevoli monili in oro, nonché due sofisticati metal-detector e diversi strumenti per il sondaggio del terreno (spilloni). Sono state segnalate 13 persone per associazione per delinquere, ricettazione, scavo clandestino e impossessamento illecito di reperti archeologici. Durante le varie fasi delle attività investigative, sono stati individuati numerosi scavi clandestini in aree archeologiche di Taranto e provincia, giungendo così a inquadrare i probabili siti di provenienza dei reperti sequestrati, grazie anche allo stretto rapporto di collaborazione con la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo di Taranto, che ha fornito un supporto anche per l’expertise dei beni.

L’epilogo delle indagini ha visto di nuovo l’arresto a Delft, in Olanda, pochi giorni fa, da parte della Polizia olandese in coordinamento con i carabinieri TPC, del promotore, già fermato a suo tempo in Germania, nonché il sequestro di un ulteriore elmo corinzio in bronzo, che era stato affidato al laboratorio per il restauro. L’episodio è emblematico: nonostante la consapevolezza delle indagini in corso, l’uomo ha agito nella totale indifferenza per le eventuali conseguenze, a dimostrazione dell’entità del volume d’affari generato dal traffico illecito di reperti, evidentemente così remunerativo da giustificare i rischi e l’alta probabilità di essere scoperto.Sono in corso, sia sul canale della cooperazione internazionale di Polizia che su quello giudiziario, grazie all’intensa e immediata collaborazione con Eurojust, Europol e Interpol, le attività per il rimpatrio di diversi beni localizzati in Olanda, Germania e Stati Uniti, provento del traffico illecito riconducibile alla associazione a delinquere. L’operazione è stata illustrata durante una conferenza stampa a cui hanno preso parte il procuratore aggiunto, Maurizio Carbone, il sostituto procuratore Marco Colascilla Narducci, il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, generale di brigata Roberto Riccardi, il comandante provinciale d di Taranto, col. Gaspare Giardelli, il comandante del Reparto operativo TPC, col. Alessandro Carboni, il comandante della Sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, magg. Paolo Salvatori, e la soprintendente della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, Barbara Davidde. Intanto è arrivato anche il plauso del ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Ancora una volta i carabinieri del Comando per la Tutela del patrimonio culturale dimostrano di essere un’eccellenza nella lotta al traffico illecito di opere d’arte- ha detto- nella Dichiarazione di Roma, sottoscritta da tutti i paesi del G20, il traffico illecito di beni culturali è stato riconosciuto come grave crimine internazionale e tutta la comunità mondiale si è impegnata a combattere queste deplorevoli attività. Auspico adesso che l’iter della proposta di legge sull’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio culturale, attualmente all’esame parlamentare, arrivi presto a una giusta conclusione”.