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La Siderurgia di Taranto e le “verità a senso unico”

L'ex Ilva

Nell’edizione di Buonasera Taranto di martedì 7 dicembre, il nostro gruppo ha criticato, riteniamo in maniera garbata, il reportage della trasmissione Report dedicato – il 29 novembre scorso – alla situazione della siderurgia e più in particolare dello stabilimento di Taranto dell’ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia). Riteniamo, adesso e così come preannunciato, di continuare ad esporre e motivare il “perché” il servizio mandato in onda da Report, in assenza – in sostanza – di un qualsiasi e credibile contraddittorio, abbia avuto – come già abbiamo paventato – principale scopo quello di fare audience e ottenere consensi, agendo sul sentimento comune (che – non si può tacere – sia diffuso), così facendo presa su parte dell’opinione pubblica.

Pensiamo sia giusto fornire una più puntuale comparazione tra quanto riportato nel servizio di Report e quanto obiettivamente a ciò si contrappone. Abbiamo già evidenziato che il servizio televisivo di cui si discute, pur di sviluppare le proprie tesi”a senso unico”, si è trasformato in un “tribunale mediatico/inquisitorio” dove non ha trovato spazio neanche il minimo dubbio, riteniamo – pertanto e lontana da noi ogni presunzione di essere “portatori del verbo” – sia rimandandovi alla lettura di quanto segue e sia nel prossimo futuro, di offrire elementi utili alla soprarichiamata comparazione e conseguente confronto. Per chi ne conserva memoria, il reportage ha avuto inizio mettendo in evidenza la situazione del Mar Piccolo e degli allevamenti dei mitili e, partendo dalla constatazione che parte di detto specchio acqueo è prospiciente lo stabilimento, a quest’ultimo viene attribuita la causa della contaminazione da diossina dei detti mitili, senza minimamente fare cenno al fatto, come è dimostrato anche dall’esistenza del c.d. “impianto prese acqua di mare”, che lo stabilimento siderurgico non ha nessuno scarico in Mar Piccolo, dal quale – come da concessione ed autorizzazioni da tempo vigenti – unicamente preleva una certa quantità d’acqua, utilizzata per il raffreddamento indiretto degli impianti.

Nel primo seno del Mar Piccolo, la presenza di Diossine e Pcb, come già obiettivamente dimostrato, è conseguenza dell’esistenza di rifiuti di ogni tipo e della base navale, collegata all’arsenale militare, dalla fine del 1800 e che opera su quello specchio d’acqua. I mitili, allevati in quelle aree, vengono – difatti – rimossi ciclicamente, in quanto i relativi impianti insistono e sono condotti in zone dove ciò non è consentito. Il camino, inquadrato sullo sfondo, è il camino E312, monitorato 24 ore su 24, dotato di filtri e impianti di trattamento ed ha parametri emissivi nei limiti, ma, anche questo non viene messo in evidenza, nel servizio di REPORT, che – anzi – lo adombra come fonte diretta di malattie. Se così dovesse essere, e ci si riferisce anche a quanto lascia intendere il servizio in merito alla inidoneità delle modalità di pulizia dei nastri trasportatori ed alla (altrettanto ipotizzata) inidoneità degli impianti utilizzati per lo scarico dei materiali alle banchine del porto a ciò dedicate e detenute ed utilizzate, come quelle destinate all’imbarco dei prodotti, in concessione demaniale marittima, dovrebbe presumersi una diffusa disattenzione, nonostante l’attività svolta dalle Autorità, Organi, Enti ed Istituzioni competenti, sia territorialmente che per materia, deputati alle autorizzazioni e/o ai controlli e nonostante anche le approfondite attività di indagine degli Inquirenti e le decisioni che pure ci sono state dei Giudicanti (anche nella sede amministrativa); diffusa disattenzione, che – quindi – mal si concilierebbe e mal si concilia con l’essere lo stabilimento di Taranto, così come è indubitabile, lo stabilimento siderurgico più attenzionato e controllato nel quadro complessivo della siderurgia certamente europea e – probabilmente – dell’intera siderurgia internazionale (e non – invece e come lo si è impropriamente ed unilateralmente rappresentato – uno stabilimento che opererebbe in una specie di “zona franca” e che godrebbe di “deroghe” o di controlli insufficienti e su parametri non conferenti, anche sulla base di un anacronistico “ricatto occupazionale” o di uno sbilanciamento a favore di un superiore interesse economico, a danno della salute, che – anche e qualora dovesse essere mai esistito “in mente Dei” o in chi dovesse aver avuto la presunzione di detenere un tale potere, è stato – già da tempo – oggetto di sconfessione da parte finanche della Corte Costituzionale).

In merito – poi – a quanto, almeno con molta superficialità, è stato riportato, sempre nel servizio di Report, sulle capacità cognitive e di apprendimento dei bambini che abitano in prossimità della fabbrica nel quartiere Tamburi, pensiamo che, più di ogni altra cosa, valgano – a confutazione – le reazioni (giustamente anche sdegnate) e le considerazioni del corpo insegnante e degli altri rappresentanti del mondo scolastico, che – per anni e giorno per giorno – hanno operato ed operano ed hanno vissuto e vivono a contatto con i bambini del Quartiere Tamburi e la cui “voce” pure non è stata ritenuta meritevole di essere ascoltata durante il più volte citato servizio, rafforzando – di conseguenza – il nostro convincimento che non è così (o, almeno, non dovrebbe essere così) che si fa “giornalismo d’inchiesta”. Riteniamo, inoltre, che possono aver creato sconcerto e disorientamento, anche nel telespettatore non tarantino,, quando persone che rivestono ruoli di sicuro rilievo, sostengono (in contraddizione tra di loro, come appare dal montaggio del servizio), da una parte, che dai controlli effettuati dagli Enti di controllo (Ispra ed Arpa Puglia) non si rilevino sforamenti dei limiti ambientali di rilievo e, dall’altra ed invece, di non aver notizia dei controlli effettuati negli ultimi 6 anni e come questi sarebbero comunque insufficienti, che non vi sarebbe modo migliore, per non avere sforamenti, di quello di non fare controlli e che le centraline utilizzate per i rilievi non sarebbero idonee, posizione quest’ultima che il conduttore, senza alcun tentennamento o dubbio, fa subito sua.

Tutto quanto sopra riportato e così come già anticipato nella nostra precedente nota, ci rafforza nel proposito di approfondire i vari aspetti, provando a sviluppare una informativa basata su dati obiettivi ed aventi base scientifica (ad esempio, sulle diossine, i Pcb e il benzo(a)pirene, in quanto cancerogeni), così come pure proveremo a far comprendere la reale pericolosità del particolato atmosferico (Pm10 e Pm2,5), così come monitorato dalle centraline dislocate in Città, senza alcuna pretesa di sostituirci alle Autorità (nessuna esclusa) e alle Istituzioni, Enti e Organismi competenti, ma, al già dichiarato unico fine di fornire utili elementi per un costruttivo confronto, con chiunque voglia e lo ritenga opportuno.

Un gruppo di ex-dirigenti
della siderurgia tarantina