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“L’Eni fa saltare l’accordo”, l’ira dei sindacati

“L’accordo tra le tre imprese si stava definendo ma poi c’è stata l’imposizione da parte dell’Eni che è intervenuta per non far chiudere l’accordo”. E’ questa l’accusa, indirizzata ai vertici della raffineria, del segretario generale della Ugl Puglia, Giuseppe Carenza. Nei giorni scorsi, gli autotrasportatori hanno avviato la protesta ad oltranza che prevede il blocco delle operazioni di carico e scarico di carburante dalla raffineria di Taranto. Le ragioni della mobilitazione sono riconducibili alla decisione dell’Eni di affidare una parte dell’appalto a due ditte non pugliesi.

Martedì si è tenuto un tavolo in prefettura, utile a risolvere la vertenza. Ma, dopo cinque ore di confronto, tutto è stato rinviato a ieri quando i vertici del consorzio Lts, Gavio e Bertani si sono incontrati per sbloccare l’impasse. Ma nulla. “Il tempo stringe – spiega Carenza – abbiamo tempo fino a sabato per chiudere l’accordo. Aspettiamo la convocazione di un altro tavolo prefettizio”. Intanto i blocchi ai cancelli della raffineria e quindi ai rifornimenti dei gestori Eni continuano, anche se la protesta, con l’approssimarsi dell’ultima data utile a chiudere l’accordo, potrebbe inasprirsi.

“Individuiamo insieme una soluzione migliore: ai lavoratori di Taranto e al territorio va data un’altra opportunità”. In una lettera, il senatore pugliese Dario Stefàno si rivolge  alla presidente di Eni, Emma Marcegaglia, sottolineando l’urgenza e la necessità di trovare una soluzione alternativa che tenga in equilibrio gli interessi dell’azienda e gli interessi dei lavoratori “con la prospettiva – sottolinea Stefàno – di evitare un ulteriore rischio di isolamento economico ed occupazionale e dunque  di impoverimento sociale di Taranto”.

Solidarietà del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ai lavoratori trasportatori del consorzio Lts di Taranto. “Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà ai trasportatori del consorzio tarantino Lts che sono in sciopero ad oltranza, presidiando da giorni gli ingressi della raffineria Eni e bloccando l’uscita delle autocisterne, per evitare l’affidamento del servizio a imprese settentrionali, sottraendolo così alle imprese tarantine. Il lavoro che nasce sul territorio, deve restare sul territorio, soprattutto se questo territorio si chiama Taranto”.