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Marinaro: “Alle piccole e medie imprese solo le briciole”

«I dati diffusi dall’Istat dicono che l’edilizia è ancora in piena crisi ed il crollo dell’occupazione, soprattutto quella dipendente, è il più alto tra i settori industriali. I numeri non ci sorprendono ed anzi la realtà è ancor più impietosa, come dimostrano le risultanze periodiche della nostra Cassa Edile cui mancano all’appello diverse migliaia di lavoratori e qualche milione di ore lavorate».

E' il giudizio di Antonio Marinaro, Presidente ANCE Taranto – Sezione Costruttori Edili di Confindustria, sull'analisi compiuta dall'Istituto nazionale di statistica.

«La desertificazione industriale del settore delle costruzioni – aggiunge Marinaro – da noi avanza senza sosta ed il coraggio e la tenacia di tanti imprenditori che ancora resistono non sono infiniti. Ci auguriamo che l’appello del governo per la individuazione di cantieri ed opere da sbloccare rapidamente porti a qualche risultato, ne abbiamo bisogno per recuperare fiato e fiducia. E ne abbiamo bisogno unitamente a quelle speciali attenzioni richieste con urgenza al governo per portare a soluzione le complesse vertenze in cui da tempo il territorio è impegnato. Le cronache giudiziarie di queste settimane ci restituiscono un quadro impietoso di un sistema delle grandi opere profondamente malato. Il ripetuto ricorso a gestioni commissariali ed a poteri derogatori al codice dei contratti, ci dice che le regole ordinarie di trasparenza ed evidenza pubblica dei procedimenti valgono solo per le PMI, ai grandi tutto è consentito».

«Per questo – conclude – la soddisfazione di qualcuno all’annuncio della ennesima grande opera in partenza risuona più come una beffa che come una speranza. In questo sistema le nostre PMI stanno a guardare ed al limite si impegnano in qualche compitino lungo la complessa filiera dell’esecuzione, tanto a nessuno interessa approfondire le condizioni offerte, la qualità e sostenibilità anche sociale dei subcontratti. L’appello ad un comune approfondimento delle modalità di attuazione delle norme che promuovono l’accesso al mercato delle PMI e rendono possibile la costruzione di una filiera territoriale trasparente e virtuosa, fino ad oggi è caduto nel vuoto e nessun confronto si è aperto. Anzi, qualcuno ha pensato bene di chiuderlo in partenza, intravvedendo nel dialogo con le rappresentanza economiche una fastidiosa ingerenza. Eppure dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che il nostro sistema di imprese esecutrici è composto esclusivamente da PMI che necessitano, per sopravvivere alla crisi, di attenzioni e aperture concrete, di stimoli all’innovazione ed aggregazione, di continui presidi affinché si sostituisca allo sfruttamento la collaborazione virtuosa ed il trasferimento di competenze».