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«Taranto capitale dell’archeologia subacquea internazionale»

Barbara Davidde

“Taranto diventa capitale dell’archeologia subacquea internazionale. E non solo per i tre giorni del simposio”. E’ soddisfatta, anche se legittimamente stanca, Barbara Davidde, la prima soprintendente italiana per il patrimonio culturale subacqueo. Si è insediata un anno fa, a Taranto, in una Soprintendenza nuova di zecca, in piena emergenza Covid. E fra le restrizioni legate alla pandemia e l’endemica scarsezza di personale, aggravata da quota 100 e dal mancato turn over, ha dovuto coniugare con le incombenze di una Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo, la cui azione si svolge di necessità in collaborazione con i nuclei di archeologia subacquea delle Soprintendenze locali (“non solo di quelle che affacciano sul mare, perché noi ci occupiamo anche del patrimonio subacqueo lacustre”, rimarca), quelle di Soprintendenza di Archeologia belle arti e paesaggio (Abap, in sigla) per il territorio della Provincia di Taranto. Che di suo, da sola, è ricchissima di testimonianze Abap da tutelare, studiare, valorizzare.

“Non nascondo che all’inizio avevo qualche perplessità su questa coabitazione, soprattutto perché il personale è poco, ma ho trovato funzionari dediti al lavoro, brillanti, competenti che mi hanno aiutata non poco a far funzionare tutt’e due le branche. Taranto, poi, ha sempre una dimensione internazionale, tutt’altro che provinciale, anche per quanto riguarda l’aspetto terrestre. Mi limito a citare per la sua valenza nazionale il progetto Appia Regina Viarum nel quale siamo inseriti, coordinato per noi da Laura Masiello. Che per quanto sia una archeologa “terrestre” sta fornendo un contributo prezioso anche per la realizzazione dell’ambizioso e fondamentale Catalogo nazionale del patrimonio culturale subacqueo”. In Italia siamo arrivati tardi alla Soprintendenza subacquea… “Sì, in altri Paesi c’erano già da molti, in alcuni casi moltissimi anni; da noi c’erano beninteso i nuclei subacquei delle allora Soprintendenze archeologiche, ma non bastavano. Lo capì la Regione autonoma Sicilia, che si dotò – prima ed unica – di una Soprintendenza archeologica subacquea regionale, la Soprintendenza del Mare, nata nel 2004 per impulso del compianto Sebastiano Tusa, facendo tesoro delle esperienze del coordinamento dei vari nuclei subacquei. Ora abbiamo finalmente la Soprintendenza nazionale, una grande occasione anche di confronto e scambio di buone pratiche con altri organismi di altre Nazioni. E questo riproietta Taranto in una dimensione internazionale”.

Prima soprintendente per il patrimonio subacqueo, Barbara Davidde fa parte dal 2019 dello Stab, Scientific and technical Advisory Body della Convenzione Unesco 2001 per la protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, che attualmente presiede: un gruppo di 14 esperti a livello internazionale, organo di riferimento principale per i 61 paesi che hanno finora firmato la convenzione. Della quale nella tre giorni di Taranto si celebra il ventennale; così come il ventennale del progetto “Restaurare sott’acqua”, ideato ed inizialmente diretto presso l’Istituto centrale del restauro da Roberto Petriaggi, e dopo il pensionamento di Petriaggi dalla Davidde, dedicato alla sperimentazione di metodologie e tecniche e alla progettazione di restauri in situ del patrimonio culturale sommerso. Il simposio internazionale tarantino raduna a partire da oggi esperti di archeologia subacquea (e non solo) da ogni parte del mondo: alcuni, purtroppo, solo da remoto, a causa delle nuove restrizioni per chi viene da Paesi extraeuropei. Fra i gioielli che verranno illuBarbara Davidde, soprintendente al patrimonio culturale subacqueo strati, il recupero e restauro – già iniziato, e per il cui completamento è stato richiesto un intervento straordinario del ministero della Cultura – del carico del relitto di nave greca nel Canale d’Otranto, che giace a 780 metri di profondità, con oltre 200 pezzi di ceramiche corinzie del VII secolo a.C.; “un successo dell’archeologia preventiva – rimarca Barbara Davidde – perché il relitto fu rilevato durante i lavori di preparazione del gasdotto TAP, e vide subito il coinvolgimento di archeologi, prima della Soprintendenza Abap di Lecce, poi della Soprintendenza nazionale subacquea, per il coordinamento di Angelo Raguso”; TAP che ha sponsorizzato il recupero di 22 pezzi dal relitto ed il loro restauro, tuttora in corso in una delle sedi della Soprintendenza tarantina, il quattrocentesco ex convento di Sant’Antonio.

Ma l’archeologia preventiva è un po’ una cenerentola, in Italia? “No; in questa come in altre occasioni – cito un caso per tutti, i lavori per la realizzazione della metropolitana di Napoli – l’archeologo è sempre stato presente, e ci sono risultato di assoluto rilievo. In Puglia poi, dove c’è un PPTR (Piano paesaggistico territoriale regionale) ben fatto, c’è grande collaborazione. Tra l’altro, l’archeologia preventiva offre anche occasioni di lavoro, oltre alla valorizzazione del territorio”. Parlando di lavoro, lei se la sentirebbe di consigliare ad uno studente che esce dal liceo di intraprendere studi archeologici? “Dovrei dire d no, perché purtroppo di occasioni di lavoro finora ce ne sono pochissime. Però i giovani devono essere lasciati liberi di seguire le loro strade, le loro inclinazioni. Il lavoro è una parte importantissima, e anche molto lunga, della nostra vita, e certo vale la pena di cercare di svolgere un lavoro che corrisponda alle proprie passioni. Oltretutto, oggi l’archeologia coinvolge professioni e competenze molto più vaste di un tempo: architettura, ingegneria, informatica, biologia, geologia… Sì, in ultima analisi, per chi ci crede fortemente, ne vale la pena”. Oltretutto, di questo personale c’è un forte bisogno nelle Soprintendenze, nei Musei autonomi, in Università. “Sì – conclude la soprintendente – ce n’è bisogno; è un settore della pubblica amministrazione in cui bisognerebbe investire”.

Giuseppe Mazzarino