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Legambiente: “La nomina di Gnudi pessimo segnale da Renzi”

"La decisione di sostituire i vertici della struttura commissariale dell'Ilva è davvero un pessimo segnale da parte del governo Renzi sull'auspicato risanamento ambientale del polo siderurgico tarantino. Questo atto dell'esecutivo fa ulteriormente aumentare la già forte preoccupazione per la vicenda Ilva e il destino della città di Taranto". È questo il commento di Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente, sulla nomina di Piero Gnudi come nuovo commissario dell'azienda di proprietà della famiglia Riva.

"Il commissariamento dell'Ilva di Taranto, deciso lo scorso anno e concretizzatosi con la nomina di Bondi e del sub commissario Edo Ronchi – si legge nella nota di Legambiente -, inevitabile conseguenza delle gravi e reiterate inadempienze dell'azienda nell'applicazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, è stato ritenuto da Legambiente come l'unica, estrema possibilità di affrontare il risanamento degli impianti e del territorio tarantino senza chiudere la fabbrica".

Legambiente "criticò la scelta di Bondi come commissario perché ritenuto troppo legato alla proprietà dei Riva, essendo stato l'ultimo amministratore delegato dell'Ilva prima del commissariamento, e quindi non adeguato a garantire quella totale inversione di rotta indispensabile per una gestione del siderurgico compatibile con la città e con la salute dei suoi cittadini. La nomina del sub commissario Ronchi è apparsa invece il più solido argine alle ragioni e alle spinte dell'azienda inquinatrice. Oggi Bondi, che almeno ha nel suo curriculum il salvataggio di un'azienda in condizioni disperate come Parmalat, viene sostituito con Piero Gnudi che, pur non avendo mai avuto incarichi nell'azienda dei Riva, sembra rappresentare una scelta dettata ancora di più da esigenze poste dalla proprietà piuttosto che dalla volontà politica di risanare finalmente gli impianti".

"Le voci di un abbandono da parte del sub commissario Ronchi – aggiunge Ciafani – che ha posto come condizione per il mantenimento del suo incarico la conferma senza modifiche del Piano Ambientale e il reperimento di tutte le risorse economiche necessarie, sono assolutamente preoccupanti rispetto alla messa in pratica del Piano stesso senza sconti per nessuno e senza scorciatoie tecnologiche. Legambiente ritiene infatti essenziale la riconversione a metano con il ferro preridotto di almeno una parte della produzione".