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Illegalità ambientale, la Puglia terza in classifica

Sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013, più di 80 al giorno, più di 3 l’ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173.

Sono i dati contenuti in Ecomafia 2014, il rapporto di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale.

Aumentano i reati nel ciclo dei rifiuti, passando da 5.025 a 5.744, +14,3%. Salgono anche i reati contro la fauna: 8.504 totali, +6,6%. Mentre calano i reati nel ciclo del cemento: 5.511 nel 2013 (-12,7% , erano 6.310 lo scorso anno).

Sul fronte dei traffici internazionali di rifiuti l’Agenzia delle Dogane, insieme alle Forze dell’Ordine, ha sequestrato oltre 4.400 tonnellate di rifiuti (principalmente cascami di gomma, materie plastiche e metalli). Il fatturato dell’ecomafia, sempre altissimo nonostante la crisi, ha sfiorato i 15 miliardi di euro grazie al coinvolgimento di numerosi clan (ben 321) che per i loro traffici hanno potuto contare spesso sull’aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o decisamente disonesti che hanno semplificato iter e processi autorizzativi in cambio di sostanziose mazzette.

Il 47% dei reati ambientali si è consumato in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. A questo vivace dinamismo degli ecocriminali fa da contraltare l’immobilismo della politica nazionale: nel nostro Paese vige ancora una legislazione a tutela dell’ambiente del tutto inadeguata, a carattere sostanzialmente contravvenzionale e basata su una vecchia impostazione che riconosce massimamente le ragioni dell’economia tralasciando i costi ambientali, sanitari e sociali.

Il rapporto quest’anno è stato dedicato alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio.

E' stato presentato a Roma nel corso di un convegno e contemporaneamente a Bari nel corso di una conferenza stampa da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia alla presenza di Ennio Cillo, Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Lecce e Renato Nitti, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari.

«I dati del Rapporto Ecomafia 2014 ci restituiscono un quadro piuttosto desolante della nostra regione – dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – La Puglia sale nella classifica generale delle illegalità ambientale piazzandosi al terzo posto con ben 2.931 infrazioni accertate. L’abusivismo edilizio e i reati contro la fauna non accennano a diminuire mentre aumentano quelli nel ciclo dei rifiuti con la nostra regione che si posiziona al secondo posto subito dopo la Campania con 469 infrazioni accertate».

Nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2013, la Puglia sale al terzo posto con 2.931 infrazioni accertate, 2.579 persone denunciate, 28 arrestate e 1.028 sequestri effettuati. Per quanto riguarda il numero dei sequestri effettuati, la nostra regione è seconda nel 2013. Mentre nella classifica provinciale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2013 troviamo ben due province pugliesi: Bari al 5° posto e Foggia al 6° posto rispettivamente con 846 e 795 infrazioni accertate.

Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia sale al secondo posto con 469 infrazioni accertate, 487 persone denunciate, 9 arrestate e 242 sequestri effettuati.  La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nelle province di Bari (177), Taranto (98) e Foggia (72).
In Puglia, dal 2002 ad oggi (6 giugno 2014) ci sono state ben 44 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 18,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Venendo alle inchieste più importanti, sono 13.000 le tonnellate di fanghi tossici versate su terreni coltivati a frutteto e oliveto scoperte nell’hinterland brindisino. È quanto emerso dall’operazione Ulivo infangato condotta dai Carabinieri del Noe di Lecce, coordinati dalla Procura di Brindisi, nel cui mirino sono finiti imprenditori, autotrasportatori e proprietari dei terreni su cui sono stati sversati i fanghi dragati del porto di Taranto non trattati per eliminare le sostanze nocive. Anche nel Salento non mancano le inchieste da parte della Procura di Lecce sui rifiuti tossici interrati.

C’è poi la dimensione transnazionale della Puglia, cerniera tra l’Europa, i Balcani e il Medio Oriente, che l’ha trasformata in una base logistica per traffici transfrontalieri di rifiuti. Soprattutto quelli diretti verso il sud est Europa e l’Estremo Oriente. Si tratta di rifiuti costituiti principalmente da cascami di gomma e pneumatici fuori uso, materiale tessile, materiale plastico di scarto, carta da macero, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici. Solo nel porto di Bari, nel 2013, l’Agenzia delle dogane, insieme alle Forze dell’Ordine, ha sequestrato 180 tonnellate di scarti diretti illegalmente oltre confine.

Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia rimane stabilmente al secondo posto della classifica con  603 infrazioni accertate (quasi l’11% del totale nazionale), 880 persone denunciate e 318 sequestri effettuati. È l’unica regione, insieme alla Calabria, in cui sono stati effettuati degli arresti: sono state infatti 14 le persone raggiunte da ordine di custodia cautelare. Quattro province su sei, Bari, Foggia, Lecce e Taranto, si sono piazzate tra i primi 14 posti della graduatoria provinciale del mattone fuorilegge. La piaga del cemento fuorilegge devasta le località più rinomate dal Salento al Gargano. Proprio qui resiste la vergogna del villaggio abusivo di Torre Mileto, che Legambiente annovera nella classifica nazionale degli ecomostri da abbattere in corsia preferenziale. L’abusivismo edilizio “on the beach” dilaga in Salento dove, con l’apertura della stagione estiva, ogni anno arrivano puntuali i sigilli a nuove e vecchie strutture abusive a pochi chilometri dalla battigia. Il lavoro delle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto si è particolarmente concentrato sul fenomeno delle strutture turistiche a carattere stagionale realizzate su aree demaniali, senza permessi o con autorizzazioni scadute. Con l’operazione Coast to Coast il Noe di Lecce ha sequestrato ben cinque vaste aree demaniali in concessione, interi complessi edilizi, stabilimenti balneari e locali da ballo. Nel leccese, tuttavia, grazie al lavoro della Procura della Repubblica, si concentra la maggiore attività  repressiva contro l’abusivismo che si traduce in alcune decine di demolizioni edilizie ogni anno. Le ruspe quest’anno sono arrivate anche nel brindisino, a Ostuni. Lo scorso 12 aprile, infatti, è stata restituita alla sua originaria bellezza la scogliera di Villanova di Ostuni, dove da oltre trent’anni sorgeva un ecomostro mai completato a picco sul mare che secondo le intenzioni dei proprietari sarebbe dovuto diventare un hotel, ma dopo 15 anni di contenzioso è stato ritenuto del tutto abusivo ed abbattuto".

In provincia di Taranto, a Palagiano, in un’area a vincolo paesaggistico, continua a sopravvive un complesso turistico noto come Pino di Lenne, dal nome della località alla foce del fiume Lenne, dichiarato abusivo con sentenza definitiva già nel lontano 1989.