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Agromed e Ex Distripark Così Taranto ci riprova

Un rendering del nuovo progetto relativo al Distripark di Taranto (da www. investinitalyrealestate.com)

Se ne parla da decenni. Dovevano essere le due gambe della diversificazione produttiva ed occupazionale, e della conseguente ripartenza economica della Taranto di inizio secondo millennio. Invece sono diventati – aspettando che arrivi la vera, sospiratissima svolta – un manifesto dell’incapacità del territorio di fare concreti passi avanti. Una terra dai mille progetti, con troppi Tavoli per qualsiasi cosa. In ordine alfabetico: Agromed e Distripark. Vent’anni dopo gli annunci, il 2021 che sta chiudendosi ha portato ulteriori cambiamenti ai piani originari. Il 2022 può essere l’anno della svolta: l’auspicio è che stavolta le navi giungano in porto. E che, da simbolo di immobilismo, i due rinnovati progetti diventino emblema di riscatto.

Agromed, dunque.
«Il 6 dicembre abbiamo pubblicato il bando di gara per il piano di sviluppo industriale» dice a Taranto Buonasera Vincenzo Cesareo. È un passaggio fondamentale. Già presidente di Confindustria Taranto, Cesareo è presidente di quella che ora è una società benefit della Camera di Commercio. A completare la nuova governance, insediatasi a fine 2019, il vicepresidente Luca Lazzaro (Confagricoltura) ed il consigliere Francesco De Filippis. Come si legge sul sito della società, “l’obiettivo di Agromed sta nello sviluppo di un polo produttivo-logistico che consenta ai piccoli produttori di numerose filiere dell’areale geografico – che da soli hanno basse capacità di penetrazione commerciale – di conferire il proprio prodotto in modo che questo sia stoccato e conservato, catalogato, qualificato, avviato ad una prima lavorazione ed infine distribuito sul mercato finale, in particolare tra l’area MENA (Medio Oriente – Nord Africa), l’Italia e il Nord Europa.

L’obiettivo è quello di offrire alla potenziale clientela una struttura produttiva operante nel settore della logistica, funzionale, snella, innovativa, in grado di rispettare i tempi di consegna, in grado di mantenere inalterate le caratteristiche dei beni, visto che si tratta di prodotti altamente deperibili”. I nuovi vertici di Agromed si sono dovuti confrontare con le vicende del socio, la Camera di Commercio, che poi è stata commissariata, e con la pandemia – con tutto quello che ciò ha comportato. Rispetto all’idea originaria, quella della fabbricazione di un manufatto che facesse da hub per i prodotti del territorio, si è passati all’utilizzo di una struttura esistente, individuata nell’ex polo del tessile di Castellaneta, la fabbrica Miroglio. Prevista l’assunzione di ventotto ex lavoratori proprio di Miroglio; se Castellaneta dovrà essere il cuore della “nuova Agromed”, anche altre aree del territorio, come Grottaglie o lo stesso comune capoluogo saranno sedi di supporto.

La prima delibera del Cipe relativa ad Agromed risale al 2000; diciannove anni dopo sempre al Cipe – il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – è stata approvata la modifica che dà la stura ad “Agromed 2.0”. Il primo marzo 2021 è stato il giudice per le indagini preliminari Giovanni Caroli a firmare il provvedimento di dissequestro e contestuale restituzione dello stabilimento Ex Miroglio al Comune di Castellaneta, altro snodo cruciale sulla via della nuova attività.

Capitolo Distripark.
Anzi, EcoPark
o, come precisa a Taranto Buonasera il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Sergio Prete, «Eco Industrial Park». Lo scorso giugno è stato sottoscritto tra lo stesso Prete ed il liquidatore unico e legale rappresentante della ‘Società Consortile a Responsabilità Limitata Distripark Taranto in liquidazione’, Cosimo Damiano Latorre, il trasferimento a titolo gratuito del progetto all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.

L’AdSP è diventata, così, “soggetto attuatore unico di un progetto che prevede la promozione, attivazione ed il completamento delle procedure tecnicoamministrative e la realizzazione delle opere necessarie per la costruzione di una piattaforma logistica in area retroportuale, nonché degli interventi connessi alla creazione di una rete di trasporto intermodale in grado di agevolare lo sviluppo della logistica”, come venne spiegato in quella occasione. Un passaggio arrivato a valle dell’iter procedurale avviato a seguito del nulla osta da parte del Ministero dello Sviluppo Economico alla richiesta avanzata dall’Authority nel 2019 con cui l’AdSP aveva formalmente manifestato la propria disponibilità a gestire il “Progetto Distripark” in qualità di nuovo soggetto attuatore, inserendo questa progettualità nell’ambito della propria programmazione triennale con l’impegno di realizzare anche gli ulteriori investimenti previsti per il completamento della progettualità. «Con il supporto dell’agenzia regionale Asset stiamo preparando il piano economico-finanziario» dice il presidente Prete «e tra febbraio e marzo contiamo di avviare la procedura di gara per l’individuazione del soggetto che gestirà l’area e le infrastrutture da realizzare». I segnali che arrivano sono incoraggianti, anche perchè la strategicità del progetto Ex Distripark è confermata dall’inserimento nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che disegna l’Italia postpandemia.

Il che vuol dire una dote di 50 milioni di euro per l’infrastrutturazione primaria, oltre all’inserimento nella perimetrazione della Zes, la Zona economica speciale, e della Zona Franca Doganale del Porto di Taranto, con la possibilità di beneficiare dei relativi vantaggi e delle agevolazioni previste per nuovi insediamenti produttivi. L’area retroportuale interessata si estende su una superficie di circa 750.000 mq. Il passaggio da Distripark a Eco Industrial Park non è solo un maquillage linguistico, precisa Prete: il nuovo progetto è «a forte connotazione green in quanto si inserisce in un contesto principalmente legato al concetto della sostenibilità ed allo sviluppo di iniziative imprenditoriali volte alla crescita economica ed occupazionale dell’area jonica. L’infrastruttura si candida come luogo di insediamento sia per attività di produzione che logistiche, caratterizzate da un forte grado di innovazione – anche energetica – e legate ai flussi di import export dei traffici portuali».

Avere vent’anni. Come Agromed, anche la genesi di Distripark risale ad inizio secolo: la società consortile Distripark Taranto S.c. arl viene costituita nel 2002 da Comune e Provincia di Taranto, Camera di commercio e Autorità portuale. La ragione sociale era la promozione, l’attivazione ed il completamento di tutte le procedure tecnico-amministrative e la realizzazione delle opere necessarie per la costruzione di un Distripark, nonché degli interventi connessi con la creazione di una rete di trasporto intermodale in grado di agevolare lo sviluppo della logistica. Ma il progetto si è arenato poco dopo l’esproprio delle aree. Nel 2015 è arrivata la liquidazione della società.