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Leonardo, i sequestri dopo la “cassa”. In azione la Guardia di Finanza

Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie

È un momento particolarmente complesso quello vissuto dallo stabilimento Leonardo di Grottaglie. Solo pochi giorni fa la Guardia di Finanza di Brindisi ha sequestrato proprio nello stabilimento ex Alenia numerosi componenti in metallo destinati alla produzione delle sezioni numeo 44 e 46 delle fusoliere del Boeing 787. I componenti sono stati prodotti dalle società esterna su commissione di Leonardo, che è parte lesa nel procedimento. Il sequestro è stato disposto perché – secondo le indagini – i componenti sono stati prodotti usando metalli (titanio ed alluminio) difformi per qualità e provenienza da quelli prescritti dal committente e, comunque, in violazione delle relative specifiche tecniche. Il 6 dicembre scorso invece un presidio dei lavoratori era stato effettuato all’esterno della fabbrica in concomitanza con lo sciopero nazionale a Roma, indetto dai sindacati dopo l’annuncio da parte dell’azienda del ricorso alla cassa integrazione ordinaria, dal prossimo 3 gennaio e per 13 settimane, dei 3400 lavoratori dei siti di Grottaglie, Pomigliano, Nola e Foggia per riduzione delle commesse.

Una decisione non correlata con l’indagine che ha poi portato ai sequestri. Nello stabilimento a monocommittenza di Grottaglie, dove si realizzano le fusoliere del Boeing 787, la procedura riguarda 1.049 lavoratori su un organico totale di circa 1.300 addetti. Il “caso Grottaglie” è arrivato anche in Parlamento; ad occuparsene il deputato grottagliese Gianpaolo Cassese. «Ritengo estremamente positivo che la Commissione Difesa alla Camera, nel licenziare lo schema di decreto ministeriale che prevede la partecipazione italiana all’iniziativa trilaterale denominata Tempest, abbia accolto all’unanimità una importante osservazione che richiama il Governo all’impegno di superare la monocommittenza, la criticità principale che grava sul sito Leonardo di Grottaglie. Ringrazio il collega Giovanni Luca Aresta, relatore del provvedimento, per aver posto all’attenzione questo problema che permane da troppo tempo e che espone i lavoratori dello stabilimento grottagliese a legittime preoccupazioni» le parole dell’esponente dei Cinquestelle, commentando il voto unanime con cui la IV Commissione ha dato l’assenso allo schema del decreto sul progetto Tempest.

«Il progetto, incentrato sullo sviluppo e l’entrata in servizio dei primi esemplari di un sistema di aerei da combattimento di sesta generazione, consentirà di valorizzare l’industria nazionale, garantendo l’accrescimento del know-how nel settore delle tecnologie abilitanti ai velivoli di sesta generazione. Il programma, che si protrarrà fino al 2050 – prosegue Cassese – prevede il coinvolgimento delle grandi imprese per la difesa e l’aerospazio ubicate nel territorio nazionale. È dunque importante che, in sede di sua approvazione, sia stato posto il tema di rivedere il regime della monocommittenza, soprattutto laddove siano disponibili competenze e le richiamate situazioni possano avere riflessi negativi per la sussistenza di forti criticità sul piano socio-economico ed occupazionale. Faremo tutto il possibile affinché la dirigenza di Leonardo assuma questa raccomandazione aprendo lo stabilimento di Grottaglie a nuove opportunità produttive». Ad intervenire anche Ubaldo Pagano (Pd): «Liberare lo stabilimento Leonardo di Grottaglie dal giogo della monocommittenza è una priorità assoluta su cui ci aspettiamo un impegno serio da parte dei vertici aziendali. Ben 1.050 lavoratori su 1.300 saranno in cassa integrazione dal 3 gennaio a causa dello stato di crisi dell’unico committente dello stabilimento tarantino. Il lavoro e la serenità di più di mille famiglie non può dipendere dalle contingenze. Diversificare la produzione è d’obbligo per tutti quegli stabilimenti, soprattutto nel Mezzogiorno, che stanno pagando il prezzo più alto di questa incresciosa situazione. Leonardo ha tutte le carte in regola per intervenire e garantire un futuro certo a Grottaglie e a tutti i suoi lavoratori».