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Blitz Japan, gli imputati chiedono l’abbreviato ma il pm dice no

Il blitz Japan

Il pm dell’Antimafia di Lecce dice no alla richiesta di abbreviato di ventiquattro imputati nel procedimento “Japan”. Tutti, tranne uno, hanno chiesto di essere giudicati col rito alternativo, che in caso di condanna consente uno sconto pari ad un terzo della pena, preferendo, evidentemente, evitare il dibattimento e quindi il rischio di una condanna più pesante. Il pubblico ministero della Dda Milto De Nozza, invece, non intende concedere sconti e ha espresso parere contrario alla richiesta dei difensori. La richiesta di abbreviato è stata avanzata anche dal presunto boss, Cosimo Cesario, 61 anni, tarantino, personaggio noto alle forze dell’ordine dagli anni della guerra fra clan storici a Taranto, difeso dagli avvocati Salvatore Maggio ed Enzo Sapia. Cesario ha chiesto l’abbreviato secco come la quasi totalità dei soggetti coinvolti Mentre per un altro imputato, Patrizio Pignatelli, anche lui tarantino noto alle forze dell’ordine (attualmente ai domiciliari), i suoi difensori, gli avvocati Fabio Nicola Cervellera e Salvatore Maggio, hanno chiesto l’abbreviato condizionato all’interrogatorio in aula di un testimone, il titolare di un azienda di ambulanze e trasporti sanitari estraneo all’indagine. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Pignatelli, autista di mezzi di trasporto sanitario, avrebbe tentato di conquistare un ruolo di maggiore importanza all’interno dell’azienda. Le sue minacce e, a quanto pare, anche alcuni tentativi tesi a gettare discredito, avrebbero anche indotto una dipendente a farsi da parte rassegnando le dimissioni. Alcuni testimoni sentiti nel corso delle indagini, però, non avrebbero confermato questa tesi che si basa su alcune conversazioni intercettate.

La principale attività del presunto gruppo malavitoso era costituita, stando alle indagini, dallo spaccio di sostanze stupefacenti al quartiere Paolo VI di Taranto. Una piazza di spaccio molto redditizia considerando le faide, anche sanguinose, che nel corso dei decenni hanno caratterizzato i contrasti fra i diversi sodalizi malavitosi nel tentativo di accaparrarsela. Gli episodi contestati “denotano una sicura professionalità nel settore del narcotraffico”, secondo quanto evidenziato dagli inquirenti nelle carte dell’inchiesta. Inoltre, stando al tenore di alcune intercettazioni, il gruppo ha tentato probabilmente di imporre la sua egemonia nelle attività di smercio di stupefacenti al quartiere Paolo VI. La frase “quelli di Paolo VI a noi ci devono rispettare o siamo animali?!” pronunciata da uno degli indagati, secondo l’accusa, lascia pensare alla presenza di altri gruppi contrapposti in competizione.

“Quelli di Paolo VI” sarebbe un riferimento probabilmente a clan rivali della zona ai quali, la vecchia malavita non intende lasciare spazio nel mercato della droga che continua, evidentemente, ad essere molto remunerativo. La vicenda giudiziaria ruota soprattutto intorno al ruolo di uno dei presunti superstiti della vecchia mala tarantina, Cesario, al quale farebbe capo la presunta organizzazione smantellata col blitz del 25 maggio scorso. Cesario, 61 anni, si trova in carcere dal 3 settembre scorso quando è stato arrestato dopo 100 giorni di latitanza; negli ambienti criminali viene chiamato “Giappone” per i suoi tratti somatici. Dal suo soprannome trae ispirazione il nome dell’operazione, “Japan” conclusa a maggio scorso con l’esecuzione di sedici ordinanze di custodia cautelare. Il principale indiziato è riuscito inizialmente a sfuggire alla cattura, a maggio, riuscendo a far perdere le sue tracce. Gli agenti della squadra mobile lo hanno rintracciato in un appartamento al quartiere Tamburi, dove si nascondeva. Malgrado il tentativo di imporsi come uno dei boss superstiti, come si evincerebbe, secondo l’accusa, dall’affermazione “mo’ te lo dico, senza offesa, la malavita qua, cinque o sei siamo rimasti”, Cesario non ha potuto sottrarsi al provvedimento dell’autorità giudiziaria. La ricostruzione accusatoria ora passerà al vaglio dell’aula. Intanto, sulla richiesta di abbreviato dei difensori si esprimerà il giudice delle udienza preliminare del Tribunale di Lecce Marcello Rizzo. Il 25 gennaio 2022 il gup deciderà se accogliere le richieste dalla difesa o respingerle, come chiede la pubblica accusa.