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Preso il “Medaglione con catena” della Sacra Corona Unita

Vecchia e nuova “mala”, personaggi di spicco e gragari.

Il blitz messo a segno questa notte dalla direzione distrettuale antimafia conferma che c’è un filo di continuità nell’azione criminosa posta in essere dai gruppi dominanti nell’area jonica, in particolare quelli legati alla Sacra Corona Unita.

Un sodalizio che aveva notoriamente i suoi più dstretti legami con l’area manduriana e dintorni (basti ricordare i boss Stranieri e Cinieri), ma che faceva sponda anche con altri “big”: come, ad esempio, Francesco Locorotondo, base Crispiano ma influenze un po’ ovunque in terra jonica.

Le indagini, avviate nel 2011 dai carabinieri del nucleo investigativo del Reparto operativo di Taranto e dirette dalla Dda di Lecce, hanno – secondo l'accusa – permesso di delineare un organigramma criminale di tipo mafioso operante nell'area occidentale ed orientale della provincia ionica ed in particolare nei comuni di Crispiano, Statte, Lizzano, Pulsano e Torricella.

A capo dell'organizzazione, dunque, sarebbero stati il crispianese Francesco Locorotondo e i fratelli lizzanesi Cataldo e Giovanni Giuliano Cagnazzo, questi ultimi protagonisti, secondo gli investigatori, di un acceso e infinito “duello” con l’altro clan locale. Le attività tecniche hanno consentito di accertare che la principale attività del gruppo criminale era il traffico di stupefacenti e che, per il conseguimento delle finalità dell'associazione, i partecipanti avevano la disponibilità di armi e materie esplodenti.

Capo indiscusso del omonimo gruppo criminale, secondo gli investigatori, è Francesco Locorotondo, boss della vecchia mala tarantina, dotato del grado malavitoso di '”Medaglione con Catena”, massimo livello di affiliazione alla Sacra Corona Unita.