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La politica, non il fango

Il Palazzo di città di Taranto

Queste prime scintille di campagna elettorale non lasciano presagire nulla di buono. Offese, insulti, insinuazioni sulla vita privata, volgarità a piene mani ed esternazioni che trasudano rancore abbondano sui social e persino qualche media, nella pur legittima libertà di espressione, non ha resistito alla tentazione di cedere allo sberleffo. Truppe cammellate e ascari assoldati per la bisogna sono già piuttosto attivi in questo frangente. Più che una corsa a chi elabora la proposta migliore per la città, sembra una gara a chi spara le raffiche di fango più melmose.

Uno scenario davvero imbarazzante. In campo, al momento, sono due fazioni: quella che sostiene il sindaco uscente e quella che al sindaco uscente ha sbarrato anzitempo la strada. Per eleggere il nuovo sindaco occorre fare una scelta politica: chi ha amministrato fino ad oggi sarà giudicato per quello che ha fatto e per la visione di futuro che ha sviluppato in questi anni. Gli sfidanti saranno valutati per la loro capacità di proposta alternativa a quella uscente. In fondo, è tutto qui. Taranto di questo ha bisogno: di proposte sulle quali confrontarsi, non di decidere in quale trincea schierarsi in questa torbida guerra del fango. Le spiate nel buco della serratura hanno già fatto vittime in questi anni, ma evidentemente non se ne è tratto adeguato insegnamento. Si è in tempo per cambiare rotta e per evitare, all’indomani delle elezioni, di contare un’altra emorragia di votanti: un danno civico enorme per ogni speranza di crescita della città.

Enzo Ferrari