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Con Mons. Santoro musulmani e cristiani pregano insieme

Nella tarda mattinata di ieri, sabato 21 giugno, monsignor Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto, ha visitato un centro di prima accoglienza allestito per l’emergenza profughi delle ultime settimane.

Lo rende noto un comunicato diffuso dalla diocesi. Un luogo in cui alloggiano poco meno di sessanta minori non accompagnati dai genitori, per la maggior parte provenienti dall’Africa.

Ad accogliere il pastore ionico c’erano i tantissimi volontari del mondo cattolico, della protezione civile e delle varie realtà dell’associazionismo tarantino, referenti del comune e dell’associazione “Salam”, che ha la tutela legale dei ragazzi.

Gli adolescenti, che hanno tra gli undici ed i diciassette anni, hanno accolto con gioia il presule. Molti di loro sono musulmani ma hanno comunque voluto conoscerlo ed hanno pregato insieme ai loro coetanei cristiani.

L’arcivescovo ha donato immaginette di Papa Francesco e rosari colorati, ha scambiato qualche parola con i ragazzi che gli si sono avvicinati, si è prestato a delle fotografie ricordo, che i ragazzi gli hanno chiesto di poter scattare con lui e poi ha parlato a tutti loro ed ai volontari.

“Che questo sia il tempo dell’incontro, della fratellanza, dell’amicizia – ha detto – nella processione del Corpus Domini sarete la mia prima intenzione, insieme a coloro che in queste settimane sono passati dalla nostra città. Prego per ciascuno di voi, perché possiate scoprire, attraverso questa esperienza, l’amore di Dio, la gioia della vera amicizia. Voi fate altrettanto e pregate per me”.

Poi un Padre nostro recitato ciascuno nella propria lingua, prendendosi per mano, ed una benedizione speciale su ciascuno. Il vescovo ha visitato la struttura e gli sono state spiegate quali attività vengono svolte dai volontari, a partire dall’insegnamento delle prime parole in lingua italiana, fino all’animazione ed ha chiesto di poter essere invitato nei prossimi giorni a momenti di condivisione fraterna che i volontari stanno organizzando, mostrando il desiderio di essere accanto a questi ragazzi che, lontani dagli affetti, vedono nell’Italia la loro possibilità di riscatto e di salvezza.