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I retroscena dell’inchiesta: botte e minacce col coltello

Un commerciante voleva togliersi la vita ed è stato salvato in tempo dalla polizia, un suo collega è stato picchiato e minacciato con un coltello nel suo negozio.

Sono due tra le diciotto vittime finite nel mirino dei presunti strozzini arrestati all’alba di ieri dagli agenti della Squadra Mobile. Sono tra gli episodi più inquietanti che emergono dalle indagini che hanno spedito in cella e ai “domiciliari” presunti cravattari che sono divenuti l’incubo di numerosi commercianti e imprenditori molto noti in città. Nel primo episodio un commerciante salentino, che con  la sua denuncia ha dato l’input alle indagini.

L’uomo, esasperato per le richieste dei presunti usurai, nel novembre del  2009 annuncia con una telefonata alla polizia che è in auto, nei pressi di un paese del Brindisino, alla ricerca di un luogo adatto per farla finita. Dice agli agenti di non sopportare più quello stato di cose, di essersi procurato una fune che custodisce in auto che gli serve per suicidarsi.  Il tempestivo intervento dei poliziotti gli salva la vita. Il secondo episodio riguarda un commerciante di vini. Denuncia alla polizia di essere stato aggredito da Enzo Albano, è ritenuto dagli investigatori uno degli elementi di spicco del gruppo,  e che ha una ditta che produce infissi e si occupa dell’organizzazione di eventi.

La vittima racconta alla polizia che Albano dopo essersi recato nel suo ufficio  ha chiuso a chiave la porta dall’interno e dopo aver brandito in coltello glielo ha puntato alla gola. Il malcapitato ha riferito di aver tentato di riportarlo alla calma, senza però riuscirvi. “Albano mi ha colpito con due pugni al collo e al labbro – dice il commerciante – e solo grazie alla distanza che ci separava sono riuscito a schivare due fendenti sferrati al fianco.  Per parare i colpi con la mano sono rimasto ferito lievemente a un pollice” .