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Editoria, piccoli e medi editori dimenticati dal Governo

I piccoli e medi editori italiani sono preoccupati non solo dall'andamento del mercato pubblicitario e dalla volatilità delle copie vendute. Ora ci si mettono anche le relazioni "diplomatiche" con il Governo nazionale a complicare la vita degli editori.

Tutta colpa della mancata audizione da parte del Governo dei rappresentanti di quasi tutte le associazioni di categoria del settore a vantaggio delle sole Fieg e Fnsi.

Una vicenda che ha allarmato e non poco gli editori, ma anche il mondo politico. Trasversalmente. Il pericolo di accordi privilegiati, infatti, viene percepito come una possibile diminuzione del livello di democrazia complessiva del Paese. 

Lo sottolinea con forza la senatrice della Lega Nord, Silvana Comaroli: “Abbiamo presentato un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio per sapere quali provvedimenti intenda adottare per coinvolgere nuovamente nei tavoli di lavoro per la ripartizione dei fondi per l’editoria le associazioni di categoria che rappresentano i piccoli e medi editori”.

“ll governo – ha aggiunto la senatrice -, a seguito della stipula dell'accordo contrattuale tra la Fieg e l’Fnsi, ha deciso di continuare i tavoli di consultazione per la definizione del regolamento solo con la principale associazione di categoria. Purtroppo dobbiamo constatare che prosegue la scelta di Matteo Renzi di sedersi al tavolo solo con i grandi per favorire gli amici degli amici a scapito dei piccoli editori che, con grande sforzo, garantiscono lavoro e pluralità dell’informazione. Non vorremmo che questa decisione sia un espediente del governo per mettere il bavaglio ai piccoli editori e favorire il pensiero unico renziano”.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche altri tre deputati torinesi, Umberto D’Ottavio (primo firmatario), Paola Bragantini del Pd e del leader dei Moderati Giacomo Portas: «Interrogazione urgente al sottosegretario per l’Editoria Luca Lotti in merito alla definizione del Contratto nazionale di lavoro con Fieg e Fnsi, senza il coinvolgimento di altre associazioni di categoria, in modo particolare le federazioni di piccoli editori di giornali locali, tra le quali: Agci, Aci, Anso, File e Fisc».

Il dubbio dei parlamentari piemontesi è se questa decisione «abbia condizionato, e se sì in quale misura, un provvedimento di sostegno previsto a favore di tutto il settore e non solo delle imprese associate alla Fieg».

Pertanto chiedono «di sapere per quali ragioni le numerose altre imprese rappresentative di interessi editoriali, o, comunque, di categoria, tra cui anche, a titolo esemplificativo, l’Ordine dei Giornalisti, siano state escluse dalla fase finale della consultazione, provocando una sostanziale delegittimazione di tutte le sigle che non corrispondono ai nomi di Fieg e Fnsi».

Una decisione, quella adottata dal Governo, che ha lasciato sbalordite Agci, Aci, Anso, File e Fisc che in una lettera ricordano a Lotti che «Lei stesso aveva avviato una seria attività di consultazione riunendo le diverse associazioni affinché le stesse portassero il loro contributo sulla base dell'eterogeneità delle imprese rappresentate».

Il caso politico è ormai deflagrato e molti altri parlamentari di tutti gli schieramenti si stanno mobilitando per chiedere che tutti gli attori coinvolti abbiano davanti al Governo pari dignità.