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Sorpresa, i lavoratori tarantini sono tra i più ricchi d’Italia

L'argomento, è bene ricordarlo subito, non è nuovo: per decenni si è parlato di gabbie salariali per differenziare le retribuzioni dei dipendenti delle varie regioni italiane sulla base del costo della vita reale.

Una battaglia che ha diviso sindacati, imprese e lavoratori sulla possibile diversificazione dei Contratti collettivi a seconda delle diverse fasce in cui suddividere il Paese sulla base dei dati sul costo della vita. Una visione dell'economia che venne abbandonata all'inizio degli anni '70.

Ebbene, questo che per anni è stato un cavallo di battaglia di una parte della politica del Nord, torna curiosamente alla ribalta in questi anni di crisi. E così sulle pagine telematiche del Corriere della Sera si legge un articolo a firma di Sergio Rizzo che ribalta tutte le classifiche sulla ricchezza delle città italiane evidenziando come, in fondo, quelle più ricche si trovino a Sud della penisola.

«A Ragusa – scrive – il reddito disponibile delle famiglie è circa metà di Milano e la disoccupazione morde tre volte di più. Per non parlare dei giovani: dice la Banca d’Italia che in Sicilia il 55% è senza lavoro. Ma per i pochi fortunati ad avere un’occupazione stabile le cose vanno assai meglio che a Milano. Un cassiere di banca ragusano con cinque anni di anzianità ha uno stipendio del 7,5% inferiore al suo collega milanese. Se però si tiene conto del differente costo della vita, allora scopriamo che la sua busta paga è più alta del 27,3%. E non è ancora tutto, perché per avere il medesimo potere d’acquisto del cassiere di Ragusa, il bancario di Milano dovrebbe guadagnare addirittura il 70% in più. Nel settore pubblico, poi, le differenze a favore dei dipendenti meridionali sono ancora più evidenti. Il salario nominale di un insegnante di scuola elementare con i soliti cinque anni di anzianità è infatti uguale in tutte le regioni italiane: 1.305 euro al mese. Una retribuzione che però in base al diverso indice dei prezzi al consumo nelle due città equivale a 1.051 euro reali a Milano e 1.549 a Ragusa. Con una differenza abissale a vantaggio della città siciliana: 47%. Per pareggiare il potere d’acquisto dell’insegnante ragusano il maestro milanese dovrebbe avere uno stipendio più pesante dell’83%».

Il giornalista del Corriere si basa sui dati di una ricerca della Fondazione Rodolfo Debenedetti che ha come obiettivo degli autori quello di mettere a fuoco le disuguaglianze di salari, redditi e consumi, in gran parte responsabili di una stagnazione endemica.

E così si punta alla differenza tra i salari nominali e quelli relativi al costo della vita. E si scopre che Taranto schizza addirittura all'ottavo posto nella classifica dove i salari sono più alti rispetto al costo della vita. Come dire, quei pochi fortunati che a Taranto hanno un posto di lavoro sono molto più ricchi dei loro pari-grado di quasi tutte le città d'Italia. Taranto, infatti, è preceduta solo da Caltanisetta, Crotone, Enna, Biella, Siracusa, Pordenone e Vercelli. 

Dopo aver snocciolato la classifica, il giornalista sottolinea come la ricerca punti a dimostrare come questa sia una «profonda anomalia rispetto a Paesi nei quali i salari sono allineati alla produttività, con il risultato di avere tassi di disoccupazione con minori differenze fra i territori».

La compressione dei salari, secondo lo studio, sarebbe causa di maggiore disoccupazione e disuguaglianza nei salari reali a favore del Sud, e di prezzi più cari delle abitazioni e squilibri nei redditi e nei consumi a favore del Nord. Una situazione tale da creare le condizioni per «frenare la crescita senza migliorare le prospettive del Sud». 

I dati, certo, non mentono: il costo della vita, in alcune città del Sud è certamente inferiore a quelle del Nord. Due impiegati dello stesso livello che lavorano a Bolzano e Taranto, hanno reddito uguale sulla carta e decisamente più vantaggioso per quello che vive al Sud. Ma non bisogna dimenticare che chi vive a Taranto deve prendere il pacchetto completo. Completo dell'aria salubre, del rischio di perdere il lavoro da un giorno all'altro, della malavita molto più organizzata che altrove, della qualità del servizio sanitario decisamente meno all'avanguardia che in altre parti del Paese. Insomma, come sempre, i soldi non fanno la felicità.