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Operazione Tritolo: “Non c’entriamo con le bombe”

Operazione “Tritolo”: hanno respinto le accuse il tarantino Cosimo Morrone, 59 anni, difeso dagli avvocati Salvatore Maggio e Angelo Casa e il trentaquattrenne di Mottola, Michele Mottolese, assistito dall’avvocato Salvatore Maggio. Sono stati ascoltati, per rogatoria, dal gip del Tribunale di Taranto. “Noi non c’entriamo” hanno detto al giudice. Interrogati dal gip di Matera, invece, il  quarantasettenne di Laterza, Egidio Apollinare, il cinquantenne Filippo Carbotti, il ventinovenne di Laterza, Marco Carenza, il ventitreenne Stefano Clemente e il cinquantenne Vincenzo Clemente, entrambi laertini, e il  cinquantattottenne di Ginosa,  Matteo Ditaranto.  Le indagini sono iniziate dopo gli attentati ad una sala ricevimenti di Matera.

La banda composta da persone residenti nel Tarantino  voleva ”convincere” il titolare a rinunciare alla gara per l’assegnazione della sala ricevimenti di Laterza, che stava per essere sganciata dall’amministrazione controllata in cui si trovava.

La denuncia dell’imprenditore ha fatto scattare le indagini, durante un anno, della Squadra Mobile di Matera. Rispondono di  tentato omicidio, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di esplosivo e armi. Gli atti intimidatori sono stati compiuti contro un imprenditore materano per indurre la vittima a rinunciare alla sua attività economica. Diversi gli  attentati dinamitardi.

L’ultimo, con una bomba confezionata con un chilo e mezzo di tritolo  che fortunatamente è stata disinnescata in tempo  grazie ad uno dei guardiani della struttura ricettiva il quale ha disattivato la miccia già accesa. Gli investigatori della Mobile sono riusciti, attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, a sventare un agguato contro un altro imprenditore.