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Il presidente Introna chiama Renzi e l’Europa

BARI – “La spietata aritmetica delle vite perdute non avrà mai dati certi. E tuttavia le tragedie che ci è dato conoscere ci parlano di decessi per fame e sete sui battelli, di migliaia di asfissiati, ustionati, annegati. Ma gli eventi noti sono solo uno specchio di tanti altri drammi ignoti, consumati alle porte dell’Europa”.

Il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, ha aperto i lavori della seduta di questa mattina con una relazione sull’emergenza immigrati. Nei giorni scorsi, il presidente della massima assise regionale, ha richiamato l’attenzione sul fenomeno che sta impegnando soprattutto la Puglia. Stamattina, in Consiglio, c’era anche il sindaco Ippazio Stefàno “che ringraziamo – ha detto Introna – per aver accolto l’invito a rappresentare in quest’aula la sua e nostra Taranto”.

Nel corso del suo intervento, il presidente del Consiglio regionale, ha snocciolato i dati dell’operazione Mare Nostrum, forniti dal Ministero dell’Interno.

“Le morti in mare stanno trasformando il Mediterraneo in un cimitero: la più grande tomba liquida del pianeta. Con una decisione che fa onore al nostro Paese, l’Italia ha deciso di affrontare l’emergenza dei viaggi della disperazione nel Canale di Sicilia, impegnando le Forze Armate e tutti i Corpi dello Stato in una missione umanitaria. Dal 18 ottobre 2013 è stata avviata l’Operazione Mare Nostrum. I numeri, forniti dal Ministero dell’Interno, registrano 66.022 migranti giunti dal 1 gennaio al 30 giugno 2014. Sono dati relativi ad un solo semestre, ma che hanno già superato gli arrivi record dell’anno delle “primavere arabe”. Nell’ambito di Mare Nostrum, la Puglia, con il porto di Taranto, sta svolgendo una funzione di scalo “hub”, oltre che di centrale di smistamento, insieme a Lampedusa e alla Sicilia. Nel complesso, quasi 5800 arrivi nel porto ionico".

"Prima di essere avviati verso il nord – ha spiegato Introna – i profughi sono ospitati temporaneamente in strutture di accoglienza messe a disposizione dal Comune, dalla Caritas e dalle Associazioni di volontariato, oltre che in alcuni alberghi della provincia. Non sono secondarie, nel corso della permanenza, le preoccupazioni di carattere sanitario, segnalate tra gli altri dal sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, competente anche per la sua professione medica. Sul molo San Cataldo, è attivo un presidio medico avanzato. Pur avendo riscontrato buone condizioni generali di salute nonostante i disagi sofferti, i sanitari hanno accertato alcuni casi di scabbia. I pazienti sono stati trasferiti per le terapie nel reparto di malattie infettive dell’ospedale tarantino Moscati. A parte la scabbia, nell’intera platea dei 66mila migranti sono state individuate malattie esantematiche, soprattutto varicella".

"Avendo isolato peraltro, 27 casi di tubercolosi – ha proseguito -, desta apprensione la possibile esposizione dei nostri militari e volontari al bacillo di Koch, responsabile dell’infezione tubercolare, ormai a bassa incidenza nella casistica epidemiologica nazionale. Il 2 luglio scorso, fonti ufficiali della Marina Militare hanno escluso che la patologia possa essere stata trasmessa al personale italiano. I pochi episodi di positività rilevati qualche giorno fa, a carico di alcuni Carabinieri, segnalano solo il contatto con la malattia. E si aggiunge che un quarto della popolazione italiana risulterebbe positivo, dopotutto, se sottoposto al test. Ma questo non esclude, anzi rafforza, l’esigenza di insistere nelle misure di prevenzione e di profilassi degli operatori. Altre considerazioni vengono dalla presenza tra i migranti di donne in stato di gravidanza ed ora anche di neonati".

"Questo ci dice – ha proseguito il presidente del Consiglio regionale – che la migrazione non si fermerà, che i numeri cresceranno, che profitti criminali di chi lucra sul mercato della disperazione spingeranno a speculare ancora sui deboli, sulla povertà e sul terrore. E dobbiamo convincerci tutti, soprattutto quelli che chiedono di schierare flotte ed armi, che davanti ai migranti non potrà esserci altra risposta se non quella di alto profilo umanitario. Ma l’Italia da sola non può farcela e la Puglia non può continuare in uno sforzo senza una prospettiva chiara di condivisione di questo straordinario impegno, di collaborazione nazionale e internazionale. Oggi, aspettiamo risposte dal Paese e dall’Unione Europea. Non soltanto solidarietà, ma una fattiva collaborazione. Vorremmo smuovere la sensibilità dell’Unione. Ribadisco, da una parte, la richiesta che ho rivolto al primo Ministro Renzi, nella nota inviata qualche settimana fa, durante la fase più intensa dei trasferimenti verso il porto di Taranto. Sarebbe auspicabile – sottolineavo – che il Governo nazionale promuovesse durante il semestre europeo a guida italiana una riunione a Lampedusa, per sensibilizzare l’Europa, per indurla ad osservare da vicino quanto accade nel Mediterraneo. Un modo non solo simbolico ma concreto per scuotere le coscienze di un continente distratto, lontano, troppo a lungo assente. E alle Istituzioni comunitarie andrebbe rivolta la proposta di definire, sul salvataggio e l’assistenza ai migranti, norme comuni a tutti i Paesi dell’Unione, per avere un solo atteggiamento, una sola linea di condotta, una sola legge, in tutta Europa, quella della solidarietà e della salvaguardia della vita umana, che va sottratta a tutti i traffici, a tutti i profitti. Messa al riparo da tutti gli egoismi”.

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