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Contraffazione, “Verifiche invasive? No, tuteliamo i consumatori”

Tre pagine fitte, per replicare alle accuse di Assologistica. Non ci sta, l’Agenzia delle Dogane di Taranto. Che affida ad una nota la risposta all’associazione, per la quale gli “invasivi ed ingiustificati” controlli farebbero perdere alla merce che transita dal molo ionico “tutte le coincidenze di trasporto che le consentono l’arrivo puntuale ai luoghi di destinazione finale”.

Affermazioni “gravi”, secondo la Dogana. “L’autorità doganale” si legge nella replica “può (e deve) effettuare tutti i controlli ritenuti necessari per garantire la corretta applicazione della legislazione doganale e di altre legislazioni che disciplinano l’entrata, l’uscita, il transito e il trasfeimento di merci in circolazione tra l’Ue e i Paesi Terzi, sia per tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini sia per salvaguardare le imprese corrette che si troverebbero altrimenti svantaggiate dall’operato illecito e sleale delle imprese”.

Nello specifico, “l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e quindi i suoi funzionari, ha competenza per il controllo del rispetto di ogni normativa che insista sulle merci oggetto di scambi transfrontalieri: oltre alle norme tributarie, quelle relative a stupefacenti, beni culturali, protezione di specie animali e vegetali in via di estinzione, rifiuti, sicurezza dei prodotti, tutela del Made in Italy, tutela dei diritti di proprietà intellettuale, prodotti sanitari, veterinari, fitosanitari, medicinali non registrati, frodi in commercio, armi, armamenti, esplosivi, beni dual use, tutela delle produzioni protette, divieti economici, disposizioni valutarie, misure restrittive finanziare connesse con la movimentazione dei beni. E’ chiaro che l’Agenzia deve svolgere gli opportuni controlli in modo tale da contemperare la necessità di bloccare i traffici illeciti con quella di non intralciare – anzi rendere scorrevoli – i traffici commerciali leciti. E’ per queste ragioni – e non certo per esaltare il proprio impegno – che l’Agenzia sta da tempo attuando una politica di semplificazione dei traffici, attraverso modalità di riduzione dei tempi di sdoganamento ma anche di collaborazione e interoperabilità con le altre Amministrazioni coinvolte nelle operazioni di controllo.

A tal proposito, l’Ufficio delle Dogane di Taranto ha portato a compimento il progetto dello Sportello Unico Doganale, attivato dallo scorso mese di aprile nel porto di Taranto, strumento che ha permesso di ridurre drasticamente i tempi di attesa necessari per il disbrigo delle formalità doganali relative a merci soggette a controlli e rilascio di certificazioni di tipo veterinario e sanitario. A tale iniziativa ne è seguita, soltanto un mese dopo, una seconda: grazie al fattivo accordo tra la Direzione Interregionale delle Dogane e l’Autorità Portuale di Taranto è, infatti, diventata realtà l’attivazione, dal mese di maggio 2014, della Zona Franca Doganale non Interclusa, che può considerarsi un’occasione importante e decisiva per lo sviluppo futuro delle attività portuali tarantine, in quanto capace di attrarre nuovi e differenti traffici sia nazionali che internazionali.

Ma l’impegno dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per ridare competitività agli scali portuali non finisce qui: sono in corso i lavori preparatori per la messa a punto della procedura di Sdoganamento in mare (pre-clearing), che permetterà di attivare le procedure di sdoganamento prima ancora che la nave abbia attraccato in porto, riducendo così i costi e i tempi di permanenza delle merci nell’area doganale. Da quanto sopra brevemente illustrato, emerge chiaramente come l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non operi di certo con il fine di rendere pubblico il proprio operato attraverso proclami, bensì mettendo a disposizione del settore privato e imprenditoriale fatti, progetti e iniziative concrete.

Venendo alla grave denuncia di Assologistica Taranto, secondo la quale l’allontanamento dei clienti dal porto sia addebitabile a due fattori, cioè l’invasività dei controlli cui sarebbero sottoposte le merci e la perdita di tutte le coincidenze di trasporto, appare doveroso riportare alcuni dati relativi ai primi cinque mesi dell’anno 2014, evitando ogni ulteriore commento e rimettendo ogni considerazione al giudizio di chi legge. Nel periodo gennaio-maggio 2014, su un totale di 25.603 container giunti a Taranto in transhipment, l’Ufficio delle Dogane di Taranto ne ha sottoposti a controllo 82 (la presunta invasività è pari allo 0,32%, pari, in media, ad un controllo ogni due giorni).

Riguardo alla denunciata perdita di tutte le coincidenze, in nessuno dei casi sopra detti si è verificata una perdita di coincidenza, ad esclusione di cinque container le cui merci sono state sottoposte a sequestro disposto dall’autorità giudiziaria e altri tre il cui controllo è stato formalmente richiesto da altri Organi di Polizia e le cui immagini scanner evidenziavano sospetti sulla regolarità del carico: i container, non appena svolta la verifica, sono stati sempre rilasciati nella disponibilità del terminalista, in tempo utile per essere reimbarcati secondo il termine di partenza della nave da questi indicato. Un cenno di commento merita la lamentela relativa allo sbarco ed al controllo di quattro container, per i quali originariamente non era previsto lo scalo presso il porto tarantino. Nell’occasione, l’intervento è stato richiesto da altra Autorità nazionale, nell’ambito di un’ampia attività investigativa internazionale; e comunque, il loro materiale sbarco non ha comportato particolari disagi, in quanto gli stessi erano allocati in posizione superiore esterna e non all’interno della stiva della nave, atteso che erano stati caricati nell’ultimo porto prima di giungere a Taranto.

Anche in questa circostanza i quattro container visitati sono stati reimbarcati sulla stessa nave, non apportando alcuna modifica rispetto alla tempistica ed al tragitto originario”.

“Non può sottacersi il fatto – noto ai vertici della Taranto Container Terminal (Tct) che hanno attivamente partecipato alla conferenza stampa in argomento – che l’Ufficio delle Dogane di Taranto si spende forse oltre le proprie competenze pur di garantire il mantenimento dei traffici nello scalo jonico. Si porta come esempio quanto accaduto nel mese di maggio u.s., quando, a seguito di manifestata impossibilità da parte della Tct di svolgere le operazioni di scarico per un controllo su piante presenti in un container proveniente dalla Cina, in assenza di pregiudizio delle merci citate, i vertici dell’Ufficio doganale hanno preso contatti diretti con l’importatore della provincia di Bari, svolgendo le attività di controllo direttamente presso la sede dello stesso. In tal modo si è scongiurata l’intenzione manifestata dall’importatore, evidentemente contrariato dell’accaduto, di spostare le proprie future importazioni verso scali portuali più efficienti”.

Significativa la chiosa: “Si spera che quanto finora esposto possa essere da stimolo per una più ampia e, questa volta, obiettiva discussione circa le ragioni della flessione dei traffici registrata in questi ultimi anni nel porto tarantino, finalizzata, non certo a puntare il dito contro i presunti responsabili, bensì a ripartire assieme per un rilancio effettivo e concreto dell’economia sana locale”.