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Ey-Swg: la pandemia ha influito su abitudini consumo

Taranto ai tempi del coronavirus

Il perdurare della pandemia ha influito anche sulle abitudini di consumo. In una situazione generale di estrema fluidità, le aziende si trovano di fronte alla necessità di interpretare il cambiamento e, in ragione di questo, trasformare il proprio modello di business per poter competere in maniera efficace. Si tratta di una trasformazione strutturale che implica in alcuni casi un ripensamento della propria identità e del proprio modo di fare impresa. Oggi più che mai, il ruolo delle aziende risulta particolarmente strategico in quanto sono tenute a trasmettere fiducia e credibilità attraverso modelli di business sempre più integrati, etici e sostenibili, in grado di essere reattivi alle richieste del mercato e scalare in rapidità. L’indagine sui consumi 2021 realizzata da EY e Swg analizza il cambiamento in corso nell’universo valoriale e delle abitudini dei consumatori italiani, indicando alcuni driver di trasformazione per le aziende in virtù dei nuovi scenari.

“In questo contesto, nuove tecnologie, forte spinta alla digitalizzazione e attenzione ai temi di sostenibilità ambientale e sociale, sono oggi temi imprescindibili e fattori abilitanti per accelerare la trasformazione delle aziende in un mercato nazionale e internazionale sempre più competitivo e mutevole. È dunque fondamentale che le aziende, oggi chiamate a rispondere a nuove esigenze da parte dei consumatori, siano in grado non solo di fare propri questi cambiamenti ma di anticiparne le evoluzioni così da puntare ad una crescita sostenibile e strutturale”, ha commentato Paolo Lobetti Bodoni, EY consulting market leader in Italia. Dall’indagine svolta a settembre 2021 da EY e Swg, che segue alla prima edizione pubblicata lo scorso anno, emergono interessanti indicazioni sul consumatore, il suo universo valoriale e le aspettative per il futuro. A cominciare dall’aspetto emotivo. Se l’anno 2021 si è aperto con un marcato pessimismo anche in conseguenza del protrarsi dell’emergenza sanitaria, dalla primavera di quest’anno emerge un’inversione di tendenza anche grazie all’avanzamento della campagna vaccinale e dallo stabilizzarsi della situazione politica. Comincia ad affiorare una certa fiducia nel futuro, espressa dal 21% degli intervistati (+11% rispetto al 2020). Il clima positivo descritto si riflette anche a livello di percezione della situazione economica del Paese: chi si aspetta un miglioramento da questo punto di vista sale di 12 p.p. rispetto a inizio anno, attestandosi al 20%, mentre chi prefigura un peggioramento è diminuito notevolmente scendendo al 27% (33 p.p. in meno rispetto a gennaio 2021). La ricerca EY evidenzia che a livello personale circa il 70% degli intervistati si sente cambiato, profondamente o in parte, riguardo a valori, priorità, abitudini e stile di vita.

Cambiamenti che sono confermati anche dall’emergere di nuove esigenze di forme di socialità e intrattenimento più intime e casalinghe, anche tra gli under 35. Giusto per dare un dato, il 64% dei giovani sotto i 35 anni ha acquistato cibo da asporto nelle due settimane precedenti al sondaggio. Rispetto al periodo prepandemia emerge, infatti, la figura di un nuovo consumatore più attento ad una componente ‘etica’ legata ai propri comportamenti di acquisto e verso le aziende. Per quanto riguarda i canali d’acquisto, l’online rimane preferito dal 44% del campione (51% tra gli under 35), scelto soprattutto per comodità e costi più contenuti rispetto al canale fisico, ma si assiste anche ad un cambio di preferenze verso il retail: in aumento la propensione di scelta verso i centri commerciali (6 p.p. in più rispetto a settembre 2020) e verso i negozi di piccole dimensioni (7 p.p. in più rispetto al 2020 e al 41% tra le preferenze degli over 54). Emergono anche interessanti spunti riguardo un’ideale store del futuro, dove sostenibilità e tracciabilità dei prodotti raccolgono ampio consenso: il 62% vorrebbe acquistare prodotti che abbiano chiare le caratteristiche nutizionali e la provenienza, il 58% acquisterebbe in un negozio impegnato nel ridurre il suo impatto sull’ambiente. Il consumatore oggi vuole sentirsi protagonista delle scelte e al centro dell’esperienza d’acquisto dove semplicità nelle operazioni di acquisto e piacevolezza dell’esperienza risultano i due desiderata principali.

Tra le aspettative verso un brand cresce il ruolo dell’eticità verso dipendenti, fornitori e ambiente (34%) e sostenibilità della produzione (27%), anche se gli elementi centrali continuano ad essere la qualità (46%) e il prezzo (45%). La qualità, per il 76% del campione, è anche il principale valore per cui si è disposti a spendere di più per un bene o servizio, seguita da sostenibilità (65%) e innovazione (61%). Nel rapporto con l’azienda per il consumatore è importante che il brand sappia esserci quando richiesto (respectfully always on) ovvero senza invasioni della sfera privata. Key takeaways per le aziende L’evoluzione del contesto implica per le aziende una tempestiva trasformazione nella direzione di una strategia quanto più possibile in linea con la nuova identità valoriale del consumatore. Per crescere, innovarsi ed essere competitive le aziende dovrebbero rivedere il proprio purpose sulla base di etica, sostenibilità e autenticità, criteri sempre più richiesti dal consumatore nel rapporto con un brand. In sostanza, si tratta di cercare di entrare in empatia con il consumatore e con il suo universo valoriale, a partire da un ascolto profondo e continuo. Una ridefinizione della propria identità come punto di partenza per la strategia di business e per la creazione di valore a lungo termine fondata su comportamenti concreti e coerenti, che in ultima analisi si traduca in una chiave per ridefinire l’intera value chain aziendale in ottica sostenibile e scalabile.