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I dati Istat: in Puglia ci sono meno poveri

BARI – “L’incidenza della povertà relativa in Puglia è diminuita di circa quattro punti percentuali, ma continua a rappresentare una spada di Damocle per il tessuto economico e sociale regionale che non è il caso di sottovalutare, ripetendo gli errori del passato”.

Aldo Pugliese, segretario generale della Uil di Puglia, commenta così i dati diffusi dall’Istat sul tasso di povertà in Italia. Dati che dipingono un quadro “a due velocità, un Paese che ancora conserva differenze troppo marcate tra Nord e Sud (6% contro 26), che bisogna colmare con misure concrete affinché la forbice si restringa e il sistema Italia possa riprendere finalmente il percorso virtuoso della crescita e dello sviluppo. La Puglia – prosegue Pugliese – ha un tasso di povertà relativa leggermente inferiore alla media del Mezzogiorno (23.9 a fronte del 26% di media al Sud), ma certo non può essere motivo di vanto. La situazione è ancora molto critica, specie se si considerano altri fattori strettamente collegati come il tasso di disoccupazione, l’elevata richiesta di ore di cassa integrazione, gli indici di mobilità e quelli di emigrazione dei giovani pugliesi verso l’Italia settentrionale e all’estero”.

La chiave per segnare la svolta è sempre la stessa: “Rilanciare l’occupazione, unico grimaldello in grado di stimolare i consumi e quindi l’economia in generale e sostenere il reddito delle classi sociali più in difficoltà. Occorre una riforma indispensabile del mercato del lavoro, attraverso politiche attive per il lavoro, che favoriscano l’accesso al mercato occupazionale. Così come non ammette proroghe un intervento mirato a sostegno delle piccole imprese, le più colpite dalla crisi economica, che peraltro rappresentano il 90 per cento del sistema imprenditoriale regionale. Inoltre, le istituzioni locali devono mettere in campo ogni iniziativa e ogni risorsa utile a tutelare le tantissime persone in difficoltà, preservando, anzi migliorando i servizi a favore dello stato sociale, magari investendo parte degli introiti di una tassazione comunque altissima, esagerata, che sta strangolando l’apparato produttivo e il mercato occupazionale”.