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Processo “Tabula rasa”, in Corte d’Appello sconti di pena

Un’assoluzione parziale e sconti di pena per quasi tutti gli imputati nel processo “Tabula rasa” concluso in Corte d’appello il 17 gennaio. I 17 imputati avevano chiesto il patteggiamento, o più esattamente il concordato, sperando di ottenere una riduzione delle pesanti condanne rimediate in primo grado malgrado il rito abbreviato e malgrado si fosse sgretolato il capo di accusa più pesante, il 416 bis, ossia l’associazione di stampo mafioso derubricata in associazione a delinquere semplice. Gli sconti di pena sono arrivati per tredici dei presunti esponenti del gruppo capeggiato dai fratelli Sambito, personaggi noti alle forze dell’ordine, ritenuti esponenti storici di primo piano dei sodalizi tarantini.

Per Cataldo Sambito (soprannominato U’ Ringo) il giudice ha decretato l’assoluzione dal reato più grave, quello associativo a fini di spaccio e la condanna per un solo episodio di smercio di droga, comminandogli 3 anni, 1 mese e 10 giorni. In primo grado aveva rimediato 16 anni di reclusione, la condanna più pesante dopo quella del fratello Antonio, 18 anni adesso ridotti in appello a 11 anni e 4 mesi. Pena ridotta anche per Giuseppe Gentile, 9 anni e 4 mesi (in primo grado 14 anni); pena quasi dimezzata per Giovanni Giuliani, 6 anni (10 anni in primo grado); ridotti a 6 anni, 1 mese e 10 giorni gli 8 anni presi in primo grado da Claudio Pugliese. Sentenza riformata anche per Giuseppe Masella, 2 anni; Domenico Salamina, 2 anni, 2 mesi e 20 giorni; Maria D’Andria, 1 anno e 6 mesi; Anna Lezza, 1 anno e 6 mesi; Angelo Lupoli, 4 mesi; Cosimo Simonetti ed Emanuele Raffo 6 mesi e 20 giorni; Davide Sudoso 2 mesi e 20 giorni (con la concessione delle circostanze attenuanti generiche). Inoltre il giudice Vincenzo Scardia ha disposto la prosecuzione del giudizio per Angelo Solito, fissando l’udienza per il 20 giugno prossimo. Sentenza confermata, invece, per altri tre imputati, Alessandro Spinelli, Giuseppe De Giorgio e Marco Guarino.

In primo grado, davanti al gup del Tribunale di Lecce il procedimento si era concluso con 18 condanne e 7 assoluzioni. In appello, il 17 gennaio, è arrivato il verdetto di secondo grado le cui motivazioni saranno depositate fra 90 giorni. Del collegio difensivo fanno parte, fra gli altri, gli avvocati Salvatore Maggio (difensore dei principali inquisiti, i fratelli Sambito), Andrea Silvestre, Marino Galeandro e Maurizio Besio. Il processo “Tabula rasa” è scaturito da una operazione della Guardia di Finanza, conclusa a giugno del 2020 con l’esecuzione di una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere. Stando alla ricostruzione degli investigatori, il presunto sodalizio criminale gestiva una remunerativa attività di smercio di sostanze stupefacenti in una delle principali piazze di spaccio del capoluogo jonico, il quartiere Tamburi. Stando sempre a quanto emerso dalle indagini, il gruppo sarebbe riuscito a imporre la propria egemonia nello spaccio di cocaina e hashish, riuscendo a imporsi anche nei confronti di temibili clan storici che, secondo la tesi accusatoria, avrebbero riconosciuto la supremazia dei fratelli Sambito.

Il fiorente spaccio di stupefacenti fruttava cospicui introiti che il presunto sodalizio non avrebbe esitato a riscuotere facendo ricorso all’uso delle armi. Infatti, nel corso delle indagini, dai militari delle Fiamme Gialle sono stati sequestrati, insieme ad alcuni quantitativi di stupefacenti, anche armi da fuoco, oltre che diversi quantitativi di sigarette di contrabbando. Il presunto sodalizio, sempre secondo le indagini, avrebbe anche imposto la guardiania di mezzi e attrezzature ad una casa di produzione cinematografica (evidentemente ignara dei trascorsi non proprio cristallini dei componenti del gruppo) impegnata per alcune settimane a Taranto nelle riprese del film di Sergio Rubini “Il grande spirito”. Sempre secondo l’accusa, lo stesso anno il gruppo si sarebbe impegnato anche durante la campagna elettorale per le comunali tenutesi nel capoluogo ionico nel 2017. Circostanze che avrebbero evidenziato i tentativi del gruppo di essere presente in città, non solo nei traffici illeciti.

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