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I nostri giovani sono un grande patrimonio

Il mal di vivere dei minori

Ha dato vita ad un interessante dibattito l’articolo “Un Piano Marshall per vincere le povertà educative”, del direttore Enzo Ferrari, pubblicato sulla pagina di Agorà del nostro giornale. Proponiamo due interventi arrivati in redazione.

Credo che Enzo Ferrari, senza ambiguità filosofiche e inutili giri di parole, abbia affrontato con grande lucidità il problema più grave che il nostro sistema sociale tenta sempre di schivare: quello dei minori. Dall’esperienza delle cooperative sociali della Confcooperative si rilevano tre agghiaccianti indicatori del dramma adolescenziale: l’abbandono scolastico, la fuga di chi può verso altre città, l’aumento delle dipendenze e in particolare dalle sostanze stupefacenti. Fino all’immediato dopoguerra il processo di crescita, conoscenza ed educazione avveniva esclusivamente nell’ambito familiare con la utile parentesi mattutina della scuola. Nel tempo hanno dilagato e poi prevalso ambienti e messaggi esterni provenienti da fonti sempre più numerose e incontrollabili che sempre più e molto spesso hanno rappresentato situazioni e modelli di vita negativi omologandoli alla normalità. La nostra società si è orientata sempre di più verso obiettivi economici, da conseguirsi in qualsiasi modo, caratterizzata da sentimenti di violenza differentemente espressi ma sempre presenti. Contemporaneamente si è modificata l’istituzione familiare così come quella scolastica, ed entrambe hanno perduto la loro originaria funzione di base. Assistiamo inerti a un processo degenerativo che vede dissolversi le qualità umane, e come tali positive, di un gran numero di giovani.

E’ difficile pensare a una società modernizzata, informatizzata, opportunamente infrastrutturata se poi i futuri beneficiari di questi miglioramenti sono privi di quel livello minimo culturale che dovrebbe consentire loro di avere la capacità di una autodeterminazione critica del mondo esterno. Si viene trascinati dall’andazzo negativo delle cose incapaci di andare nella diversa situazione liberamente scelta. Siamo colpevoli tutti. I politici perché li scegliamo noi, le Istituzioni perchè le governiamo noi, la società nel suo complesso perché ne siamo colpevolmente parte. Non solo la politica ma tutti quanti noi dovremmo porre al centro dell’azione la persona, senza differenze di alcun genere di censo, di ceto, di orientamento partitico, di qualsivoglia natura insomma che ce la possa far considerare “diversa” e quindi avversaria. Le grandi città dovrebbero acquisire il sentimento dei piccoli borghi, dove ci si sente vicini e compartecipi, non avversari. E quindi ribaltare questi comportamenti positivi nella società che va profondamente modificata. Dobbiamo dirci che il malato non è il giovane, che invece è contagiato da tutto quello che di negativo noi adulti riusciamo ad esprimere in quel contesto collettivo che ancora chiamiamo società umana. Un’onda lunga quella della sua degenerazione, ma finchè non riusciremo a modificarla sarà tempo perso pensare di riportare i giovani a modelli comportamentali che noi adulti abbiamo dimenticato da generazioni. Va senza dubbio recuperato ed utilizzato il criterio della responsabilità, non solo come principio giuridico, ma come principio etico affinché possa ispirare efficaci percorsi educativi, indispensabili alla base di una società sana.

Carlo Martello
Segretario Generale Confcooperative Taranto