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«Limitare la cessione di credito danneggia famiglie e imprese»

«L’ennesimo intervento normativo volto a limitare la cessione del credito, inserito nella bozza del Dl sostegni, riporta l’intero settore nella confusione più assoluta in quanto disorienta gli utenti dei bonus edilizi e danneggia soprattutto le piccole imprese. Si parla appunto di prevedere che il credito d’imposta sui bonus edilizi possa essere ceduto una volta sola». Il giudizio su questa norma da parte dei rappresentanti di Confartigianato Taranto è assolutamente negativo.

«Questi continui cambiamenti al funzionamento dei bonus – commentano Giovanni Palmisano e Francesco Basile, presidenti provinciali di Confartigianto Termoidraulici e Confartigianato manutentori impianti – stanno purtroppo creando una tale incertezza nelle regole da scoraggiare anche il mercato locale che pure, con sincerità, stava reagendo con estrema sensibilità all’utilizzo degli incentivi governativi. Intendiamo quindi dare voce alle diverse centinaia di nostre imprese locali, le piccole imprese che anche in questo periodo sono occupate in tantissimi cantieri e lavori operando seriamente con la massima correttezza. Non è possibile penalizzare un intero settore per colpa di pochi che si comportano fuori dalle leggi. Indiscutibile e giusto l’obiettivo degli organi di controllo dello Stato di contrastare le frodi – continuano i due presidenti provinciali – ma non si possono colpire continuamente migliaia di cittadini e di imprese corrette impegnate in interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione, che con questa novità normative si vedranno costrette a rivedere le condizioni contrattuali, con un conseguente rallentamento dei lavori, generazione di contenziosi e un blocco del mercato».

Un recente rapporto annuale dell’Enea Italia ha certificato che per effetto dei meccanismi di detrazione fiscale negli ultimi 15 anni nel nostro Paese sono stati investiti oltre 53 miliardi di euro, (45 miliardi al 2020 con l’ecobonus 65% e più di 8 miliardi per interventi già realizzati con il superecobonus 110%). «La ripresa in atto – interviene Raffaele Lucchese, rappresentante di Confartigianato Edili Taranto – è decisamente trainata dalle costruzioni che diventano tassello fondamentale per la sostenibilità del debito pubblico. La Puglia (al 31 dicembre 2021, dati Enea e MiTE) è più o meno a metà della classifica nazionale della regioni che hanno più utilizzato il superbonus 110%. Complessivamente sono stati attivati 5.524 interventi con il superbonus 110%, pari 5,77% del totale nazionale per un totale di 842 milioni di euro (5,2% del totale nazionale).

Quindi c’è ancora decisamente molto da fare e non è possibile che di fronte a questi numeri ed a queste prospettive il Governo risponda ogni mese con qualche nuova norma che genera confusione e rischia di fermare i cantieri. Non è questo il sistema per frenare abusi e irregolarità. Contro le frodi – aggiunge Lucchese – abbiamo chiesto da tempo regole chiare per evitare speculazioni, come l’introduzione di listini prezzi di riferimento per tutti i bonus e un sistema di qualificazione delle imprese, visto il recente proliferare di operatori improvvisati. Ma finora, al di là di qualche buon proposito, nulla si è fatto, mentre in questo modo si colpiscono le imprese serie. Inoltre, con questa norma, i crediti rischiano di rimanere in pancia a cittadini e imprese, aumentando le percentuali di accolli e costi. Chi non ha capienza non potrà più detrarre, né cedere». «Se questo provvedimento dovesse essere approvato – afferma Mauro Mazzaglia, rappresentante di Confartigianato Serramentisti Taranto – potrebbe bloccare molti lavori in corso penalizzando le famiglie più bisognose e danneggiando le imprese artigiane. Peraltro la norma, rendendo possibile la cessione del credito d’imposta generato da questi interventi agli intermediari finanziari, le banche, genererebbe un ulteriore collo di bottiglia e regalerebbe ulteriore potere contrattuale a questi soggetti. Infatti, le banche non potranno più cedere in seconda cessione il credito per cui, lo stesso, diventerebbe meno appetibile, sarebbe pagato meno e si fermerebbe presso i primi istituti a cui verrebbe ceduto con la conseguenze che diminuirebbero i plafond messi a disposizione dalle banche». «Avevamo appena salutato una legge di bilancio che finalmente stabilizzava i bonus che si profila una norma in grado di produrre nuove incertezze. Ci auguriamo che il parlamento recepisca l’assurdità di questo provvedimento, di cui non si contesta la finalità, il contrasto alle frodi, ma la modalità, che colpisce la correttezza della stragrande maggioranza delle imprese del settore senza la certezza di colpire nel segno».

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