Servizi educativi per l’infanzia, appello di Bitetti

«Gli amministratori locali sono chiamati a svolgere un ruolo determinante in favore delle future generazioni attuando politiche finalizzate a colmare un gap che diventa sempre più preoccupante: il calo demografico». Lo afferma Piero Bitetti, presidente dell’associazione “Unire Taranto”. «Per la natalità, una delle cause principale del decremento sono note: manca un ambiente favorevole per chi decide di avere un figlio e le strutture adeguate sono pochissime».

«I servizi educativi per l’infanzia e i minori risultano, infatti, fondamentali per conciliare le esigenze delle famiglie con quelle del lavoro. La Missione 4 del Pnrr dedicata all’Istruzione e alla Ricerca ha indicato una priorità: aumentare l’offerta educativa nella fascia 0-6 su tutto il territorio nazionale, attraverso l’assegnazione di 4,6 miliardi per la riqualificazione e costruzione di nuovi asili nido e nuove scuole dell’infanzia, in modo da incrementare il servizio e migliorarne la qualità, facilitare le famiglie nella conciliazione tra vita privata e lavorativa, promuovere l’uguaglianza di genere e il lavoro femminile incrementando il tasso di natalità. Il bando pubblicato dal Ministero dell’Istruzione – ricorda Bitetti – ha come obiettivo quello di aumentare l’offerta con almeno 260mila nuovi posti, in gran parte negli asili nido, e di raggiungere entro il 2026 l’obiettivo europeo del 33% relativo ai servizi per la prima infanzia, colmando il divario oggi esistente sia per la fascia 0-3 che per la fascia 3-6 anni. Non solo: il Piano si prefigge anche di colmare il divario nelle regioni del Sud, cui spetta il 55% dei fondi. Sulla base di queste motivazioni faccio appello al Commissario prefettizio Vincenzo Cardellicchio ad impegnare la struttura comunale al fine di presentare la candidatura del Comune di Taranto, entro la scadenza prevista del prossimo 28 febbraio, al bando in questione che punta al miglioramento dell’educazione nella prima infanzia svolgendo così un ruolo fondamentale per la riduzione di svantaggi culturali, sociali e relazionali».

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