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«Xylella, a Taranto un centro di ricerca»

Ulivi secolari

Taranto ha tre mari: oltre al Mar Grande e al Mar Piccolo, il territorio tarantino è caratterizzato dalla presenza di un vero e proprio mare di ulivi. Intorno al secondo seno del Mar Piccolo, all’azzurro delle acque si contrappone il verde di uliveti secolari disposti con i tradizionali ampi “sesti” intorno alle antiche masserie. La storia dell’ulivo nel nostro territorio ci riporta alla Magna Grecia e all’importanza di quella pianta nella cultura del Mediterraneo. All’ulivo è associata la figura mitologica della dea Atena: dagli uliveti a lei dedicati si ricavava l’olio consegnato in premio agli atleti vincitori nelle gare Panatenaiche, contenuto all’interno di preziosi vasi dipinti. Taranto conserva la famosa tomba dell’atleta (v sec. a.C.), con un corredo di ben 4 anfore panatenaiche ( di una è stato rinvenuto solo un frammento) che raffigurano le specialità sportive in cui il giovane tarantino si era distinto.

L’ulivo quale soggetto simbolico nella Taranto greca è presente nella decorazione di molti manufatti ceramici, come nelle kylix (tazze per le libagioni), che rimandano ai due prodotti tipici della cultura del tempo, tutt’ora rappresentativi del nostro territorio: l’olio e il vino. Ma anche nelle oreficerie, delle quali Taranto fu una capitale produttiva, troviamo il richiamo all’ulivo, ad esempio nelle corone funerarie in lamina d’oro. Nell’antichità classica l’olio assumeva un ruolo importante non solo per l’alimentazione, ma anche per le sue proprietà curative , come unguento contro le ustioni e per rimarginare le ferite. La Taranto greca e romana era produttrice di unguentari, alcuni in materiali preziosi. L’olio di qualità inferiore era usato per l’illuminazione (olio lampante). Sempre nel MArTA si conservano numerose lucerne in terracotta di epoca greca e romana. Il valore simbolico dell’ulivo, quale portatore di pace e di unione, ci riconduce al ramoscello recato dalla colomba a Noè alla fine del Diluvio ed alla tradizione cristiana, ma anche all’ Odissea di Omero. Ulisse costruirà infatti il suo talamo nuziale su un antico e robusto ceppo di ulivo ancorato fissamente al terreno con le sue radici, quale simbolo di eterno amore coniugale. L’ulivo rappresenta inoltre l’identità botanica della Puglia.

I vasti uliveti, i mari di ulivi, definiscono una delle immagini di riconoscibilità paesaggistica del nostro territorio, purtroppo gravemente minacciata da un batterio, la Xylella fastidiosa che dal 2013 flagella soprattutto il Salento interessando ormai un’area estesa per oltre 700.000 ettari. Le misure per contrastare il fenomeno e la morìa di ulivi hanno portato a risultati non del tutto soddisfacenti, nonostante la Regione Puglia abbia attivato l’importante Piano di Azione del 2021. Ulteriori attività di ricerca e di sperimentazione sono previsti nei prossimi tre anni con la Legge di Bilancio 2022 che stanzia ad hoc complessivi 15 milioni di euro. Il capoluogo jonico ritengo abbia tutti i requisiti per candidarsi quale centro di diffusione e di approfondimento degli studi condotti, in corso e futuri, sul tema del batterio che minaccia questo vero e proprio patrimonio identitario dell’intera regione, sviluppando trattazioni sul tema anche di tipo trasversale (il MArTA potrebbe esserne fra i promotori, tenuto conto che, fra l’altro, si appresta a condurre studi specialistici sull’ Atleta), ponendo l’accento sulle connessioni con le culture dei Paesi con affaccio sul Mediterraneo (in gran parte interessati da questo flagello). Taranto diverrebbe riferimento per le azioni a difesa di un comune patrimonio paesaggistico, storico, economico, simbolo universale di pace fra i popoli. In quest’ottica, un’anfora ricolma dell’olio dei nostri uliveti potrebbe essere consegnata ai vincitori dei Giochi del Mediterraneo 2026, rinnovando l’antica tradizione della Magna Grecia.

Augusto Ressa