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«Cultura, ordinaria amministrazione»

Fabiano Marti

«Perchè la cultura non può essere considerata “ordinaria amministrazione”? Oggi da più parti il mondo delle associazioni e dell’intera industria dello spettacolo lamenta il blocco delle azioni a sostegno della cultura a Taranto da parte della struttura commissariale e la totale assenza di ascolto. I contributi a sostegno delle attività culturali sono ritenuti “straordinaria amministrazione” e in quanto tali rientrano in tutto quel pacchetto di azioni che in presenza di un commissario prefettizio alla guida del Comune vengono automaticamente bloccate. Da ex amministratore questa considerazione fa male; da uomo dello spettacolo e da persona che nel suo ruolo di Assessore alla Cultura ha contribuito a rendere la cultura e lo spettacolo una realtà assoluta per Taranto mi fa male». Così Fabiano Marti, ex vicesindaco ed ex assessore alla Cultura del Comune di Taranto nella Giunta Melucci.

«Noi abbiamo reso la cultura ordinaria amministrazione. Nei quattro anni e mezzo di amministrazione guidata dal Sindaco Rinaldo Melucci, abbiamo lavorato ogni giorno per invertire la rotta di una città che per troppo tempo aveva dimenticato le sue origini, la sua storia intrisa di cultura, lasciando campo libero ad una visione distorta del futuro della nostra Taranto, basata sull’appiattimento scaturito quasi fisiologicamente dall’industrializzazione che ha caratterizzato gli ultimi 60 anni di storia. Ma oggi, dopo la nascita del primo teatro comunale, della rinata biblioteca civica totalmente rinnovata e di un museo dedicato agli illustri tarantini, dopo la trasformazione in capitale dei festival, dopo la fondazione di decine di associazioni e imprese culturali nate dalla collaborazione tra operatori illuminati e amministrazione comunale, non si può più fare neanche un solo passo indietro. Taranto è oggi una città nuova, una città che, non più di un anno fa, si è unita per la prima volta intorno alla cultura, quando tutti insieme abbiamo tifato come sino ad allora avevamo fatto solo per la nostra amata squadra di calcio, per Taranto Capitale della Cultura 2022. E nonostante il ministero abbia scelto Procida, noi abbiamo promesso alla città che avremmo comunque realizzato quel progetto.

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza la politica, quella positiva, quella che esalta il significato del termine nella sua accezione più alta. Quella stessa politica della quale oggi, purtroppo, Taranto paga l’assenza.Nei miei anni di assessorato alla cultura ho cercato di stimolare gli operatori tarantini ad aprire il cassetto dei sogni, promettendo loro che li avrei aiutati a realizzarli. È così sono nati progetti meravigliosi, eventi unici, che hanno permesso alla città di crescere e di diventare un esempio virtuoso per tutte le altre. Ed è per questo che oggi mi piange il cuore quando mi giunge il grido d’allarme da parte di quegli amici, quelli con i quali ho condiviso idee e progetti, che si trovano in grande difficolta proprio a causa dell’assenza di quella politica che li aveva fatti sentire per la prima volta in grado di diventare protagonisti del futuro culturale della città. Mi dispiace, mi dispiace davvero di non poter essere accanto a loro come avrei voluto, di non poterli aiutare a programmare, perché non è così che dovrebbe funzionare, perché nessuno può permettersi di pensare che la cultura in una città sia da considerare straordinaria amministrazione. Il mio appello, pertanto, è al commissario straordinario Cardellicchio, persona preparata e sensibile, al quale chiedo, a nome di tutto il mondo culturale tarantino, di voler ascoltare l’appello accorato di una città che non può permettersi di interrompere il percorso avviato neanche per pochi mesi».