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Inquinamento luminoso, un problema che nessuno vuole affrontare

L'Europa vista da un satellite

Un tema del tutto ignorato nel nostro Paese, penso anche artatamente, è certo costituito dalla luce come fattore ecologico primario, questo nonostante il fatto che condizioni la presenza, la distribuzione e la vita degli organismi viventi e che la scienza riconosca ne abbia plasmato l’evoluzione in maniera decisiva. Stiamo parlando, s’è capito, della luce naturale, sole, luna e stelle: ma già nel corso dell’ultimo secolo la diffusione spesso invasiva e esagerata dell’illuminazione artificiale, pubblica e privata, ha cambiato pericolosamente tale scenario, e già da qualche tempo un gran numero di studiosi in tutto il mondo sta verificando tutta una serie di effetti ecologici che definire “negativi” sembra troppo riduttivo, e hanno dato loro il nome di “inquinamento luminoso”.

Tali effetti, causati da impianti d’illuminazione spesso sovradimensionati per potenza e che il più delle volte irradiano inutilmente verso il cielo gran parte della luce emessa ad onta del “risparmio energetico”, si possono compendiare nell’”attrazione” verso le fonti di luce artificiale, oppure nella “repulsione” dalle medesime, esito quest’ultimo certamente meno conosciuto, ma non per questo meno esiziale. Partendo dal fenomeno della repulsione, molti organismi, vertebrati e invertebrati, interpretano la presenza delle luci artificiali come “barriere”, con l’effetto di ridurne l’ambiente vitale e limitarne la possibilità di spostamento, e ciò si traduce in un aggravamento delle condizioni di frammentazione ambientale già da tempo causate dall’uomo. Altro effetto conseguente è dato dall’alterazione dei ritmi della Natura, tra cui di gran rilievo quello “circadiano”, l’ininterrotto avvicendarsi del giorno e della notte cui piante e animali sin da epoche remote si sono adattati: determinando, per esempio, negli animali alterazioni nella secrezione ormonale, alternanza sonno-veglia, ciclo riproduttivo, mute, letargo, migrazioni, ecc., e nei vegetali alterazioni della crescita, germinazione dei semi, fioritura, caduta delle foglie, ecc. Ma, se ancora non vi basta, ci tocca ora parlare dell’effetto di attrazione che peraltro conosciamo tutti: chi non ha mai visto la classica falena che sbatte violentemente contro una luce artificiale e muore poi ustionata o intrappolata, finendo vittima anche di predazione per lesioni o perdita di energia?

Molti uccelli, inoltre, durante il volo nelle loro migrazioni notturne, usano l’orientamento astronomico, luna e stelle, come riferimento per mantenere la rotta: quando s’imbattono in fonti luminose artificiali che superano d’intensità gli astri, la normale rotta di migrazione può essere radicalmente deviata, in molti casi ancora vi possono essere anche fenomeni di collisione contro fari e alti edifici illuminati, con gravi danni per le specie e la loro stessa sopravvivenza. Ma ritorniamo alle mie falene, dico “mie” perché già negli anni 60/70 le vedevo prosperare in migliaia di specie, oggi disgraziatamente ridotte al lumicino a causa dei pesticidi e delle luci artificiali sempre più diffuse e invasive: scialbe, pelose, il più delle volte anche “bruttine”, a tal punto che non hanno mai goduto di soverchie simpatie, in realtà loro sono di fondamentale importanza per il buon funzionamento degli ecosistemi. Un recente studio dell’University College London (UCL), pubblicato su Biology Letters, ne rivaluta il ruolo come impollinatori: viene assodato che esse sono di fondamentale importanza perché al contrario degli Imenotteri diurni visitano ogni tipo di fiore cui possono accedere, e sono numerosissimi, completando il lavoro delle più note api e bombi e mantenendo diverse e abbondanti le popolazioni di piante, anche di quelle di cui ci cibiamo, sostenendo così la biodiversità. Ciò posto, se vogliamo che gli impollinatori ci aiutino – anche alla luce della recente Direttiva Biodiversità 2021 del Ministero della Transizione Ecologica – noi dobbiamo aiutare loro attraverso scelte di gestione del territorio che preservino e aumentino il numero delle specie impollinatrici e la biodiversità: quindi, per quanto riguarda il grave problema delle luci artificiali ci rivolgiamo particolarmente agli amministratori locali.

Ogni Regione ha promulgato la sua brava legge regionale che prescrive “misure urgenti per il contenimento dell’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico” ( per la Regione Puglia la L.R. 2005 n° 15), a fronte di luci pubbliche o private prive di qualsivoglia schermatura e che si disperdano “al di fuori delle aree cui sono funzionalmente dedicate”, anche molto “al di sopra (ad sidera) della linea dell’orizzonte”, vanificando, così come recita la succitata legge, gli “obbiettivi di conservazione e protezione dell’ambiente naturale, inteso come territorio, sia all’interno che all’esterno delle aree naturali protette”. Dette violazioni, purtroppo compiute nel pubblico e nel privato con molta leggerezza e altrettanta frequenza, e sostenute “alla faccia del risparmio” da un incremento annuo superiore al 7/8%, stanno sortendo un pericoloso decremento di popolazione invertebrata che definire del 40/50% può apparire una valutazione più che ottimistica, lo confermo per mia stessa personale esperienza; problemi giganteschi ( l’abbiamo vista tutti l’Italia ripresa dal satellite e straboccante di luci…), cui si sommano cambiamenti climatici, biocidi, allegro e spensierato consumo di suolo naturale per strade, città, estese coltivazioni e inquinamento ambientale: tutto ciò avviene ancor oggi normalmente, gravando pericolosamente sulle catene alimentari che possono interessare anche interi ecosistemi e servizi ecosistemici su cui contano gli esseri umani, quali, come ricordato sopra, l’impollinazione e il frazionamento della materia organica.

Come si evince dalla “Breve Guida per Valutare gli Impianti di Illuminazione Esterna” dell’Ing. Marco Vedovato ed edita a cura dell’Associazione “Cielo Buio” – raccomandiamo caldamente agli amministratori locali di consultarla da internet – per non recar danno le luci vanno schermate e non devono disperdersi al di fuori delle aree su cui sono funzionalmente dedicate e comunque non al di sopra della linea dell’orizzonte; si devono utilizzare, inoltre, solo dove strettamente necessario, evitando la posa e la dispersione di luce inutile, e, soprattutto ( fondamentale!) utilizzare lampade a spettro di emissione ristretto. Nel territorio del Comune di Martina Franca, dove risiedo, un mio esposto-denuncia per inquinamento luminoso a danno di flora e fauna relativa ad una zona al margine del già istituito Parco Regionale Naturale della Terra delle Gravine, da più di un anno giace totalmente elusa da parte degli Organi comunali preposti alla vigilanza e che dovrebbero comminare le relative sanzioni a norma della succitata L.R. 2005 n°15: ed è vergognoso che tutto questo avvenga a dispetto di leggi regionali vigenti e della tanto conclamata “transizione ecologica”: ma il sottoscritto non demorde e andrà avanti per la sua strada, che è poi la via che porta alla giustizia ecologica! Alla luce (è proprio il caso di dirlo…) di quanto appena detto, voglio far mio un fervente auspicio espresso qualche anno fa da uno dei più illuminati naturalisti che il nostro Paese abbia mai avuto, sto parlando del compianto Fabio Cassola: “…le luci artificiali causano certamente disastrose alterazioni degli sciami migratori e un impoverimento faunistico che può riflettersi anche su aree geografiche ben altrimenti vaste e distanti. Non sarebbe questa l’ora di ripensare e ripristinare, tra le altre condizioni che abbiamo inconsultamente e inutilmente alterato, anche l’assenza di luce: cioè, appunto, il buio e la notte?”

Valentino Valentini