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«Mense ospedaliere, evitare macelleria sociale»

Il sit-in di protesta dei lavoratori delle mense ospedaliere davanti alla sede della presidenza della Regione Puglia

«Con il bando per le mense ospedaliere ci avviamo ad una vera e propria macelleria sociale in termini occupazionali e di tipologia di offerta del servizio». Questa la motivazione che hanno spinto il gruppo Fratelli d’Italia in Consiglio regionale a inviare una lettera al presidente Michele Emiliano affinché intervenga in autotutela per revocarlo. L’iniziativa è stata presentata ieri, giovedì 17 febbraio, nel corso di una conferenza stampa. «Questo per quattro ordini di motivi: 1. non vengono salvaguardati i livelli occupazionali: non si conosce il numero di persone che dovranno lavorare né il loro costo; tutto è rimandato in esecuzione del contratto. 2. ci sono già centri cottura che preparano e forniscono pasti per degenti ma con questo bando ne vengono valorizzati solo sei. Ciascuna azienda che intenderà partecipare al bando, potrà scegliere fino a un massimo di quattro centri.

Chi non avesse già un centro cottura, potrà – per partecipare al bando – provvedere a predisporne e dimostrare di poterlo realizzare ed adeguarsi entro 90 giorni (impossibile anche solo pensarci). 3. Che fine faranno i centri oggi già presenti ed utilizzati, patrimonio Asl? Rischierebbero, da domani, di essere abitacolo di ratti ed il patrimonio pubblico che rappresentano si trasformerebbe in danno erariale. 4. Tenendo con to dell’aumento di costi e prezzi delle materie prime alimenti ma anche delle utenze, non è chiaro come si possa pensare di partire da una base d’asta inferiore a quella precedente». «Tutto questo – evidenziano da Fratelli d’Italia – va ad aggiungersi alla riduzione di ore per il personale che, in queste ore, sta giustamente manifestando con le sigle sindacali di riferimento perché si eviti questa vera e propria carneficina.

Abbiamo sentito dire che un intervento come il nostro sarebbe “ingerenza della politica”. Niente di più falso: proprio per volontà del presidente Emiliano, nel 2019, questo provvedimento è stato avocato all’ufficio di presidenza che, a sua volta, ha impartito le direttive ad Innovapuglia per bandire una gara. Quindi lo stesso ufficio di presidenza può intervenire in autotutela per salvaguardare livelli occupazionali, evitare depauperamento del patrimonio pubblico e permettere a tutte le ditte di partecipare nel miglior modo possibile e offerta dei pasti a norma ai degenti. Inutile sottolineare l’incoerenza della sinistra che, da sempre a braccetto con sindacati e avversa al concetto di privato, oggi lascia indietro i lavoratori. Oltre a registrare un assordante silenzio del presidente Emiliano, come già accaduto quando denunciavamo le ombre che circondavano l’ospedale in Fiera del Levante e che oggi invece dovrebbero portarlo ad un ascolto interessato verso le nostre sollecitazioni. D’altronde non parliamo di strumentalizzazioni politiche, se consideriamo che il nostro grido di allarme è condiviso anche dal Pd e dal M5S che, come tutti sanno, siedono dalla sua parte e non dalla nostra». Intanto ieri, un centinaio di lavoratori delle mense ospedaliere hanno protestato davanti alla sede della presidenza della Regione Puglia, sul lungomare di Bari, per chiedere al governatore Michele Emiliano di ritirare in autotutela il bando per la gestione del servizio delle mense ospedaliere in Puglia.

Il sit-in è organizzato dai sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Di “macelleria sociale” parlano il segretario generale della Uil Puglia Franco Busto e il segretario generale della Uiltucs Puglia, Giuseppe Zimmari. «La crisi occupazionale in Puglia – evidenziano – sta assumendo contorni a dir poco drammatici, tra esuberi e licenziamenti che fioccano ormai con cadenza quotidiana. Ecco perché fa rabbia quando il pubblico, che dovrebbe dare il buon esempio e, per definizione, tutelare un diritto costituzionale, diventa protagonista di un caso di probabile macelleria sociale e occupazionale come nel caso del bando per le mense ospedaliere». «Il nuovo bando – spiegano i manifestanti all’Ansa – rischia di lasciare a casa quasi la metà degli addetti, considerato che l’incidenza del costo del personale, rispetto alle condizioni precedenti, è stato ridotto dal’80% al 49%, guarda caso sotto la soglia minima del 50% utile a far scattare la clausola sociale».