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Appalti all’Arsenale, chieste le condanne

Arsenale di Taranto

Richieste di condanna per i quattro imputati che hanno scelto l’abbreviato e richiesta di rinvio a giudizio per gli altri tredici che non hanno scelto riti alternativi. Ha concluso cosi la sua requisitoria il pubblico ministero Maurizio Carbone, nel procedimento sui presunti appalti pilotati all’Arsenale che si celebra davanti al gup del Tribunale di Taranto, Rita Romano.

Sotto accusa sono finiti complessivamente in 18 fra militari della Marina, imprenditori e impiegati civili, imputati a vario titolo di turbativa d’asta e corruzione. Un’inchiesta che ha fatto molto rumore per i 12 arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza a febbraio 2020 e in considerazione dei ruoli ricoperti da alcuni inquisiti fra cui l’ex direttore dell’Arsenale militare di Taranto ammiraglio Cristiano Nervi che risponde di turbativa d’asta per una gara bandita nel 2018 per l’ammodernamento di Nave San Marco. Anche per l’alto ufficiale, difeso dall’avvocato Fausto Soggia, il pubblico ministero ha chiesto il processo malgrado quanto emerso dall’udienza preliminare sui pareri degli enti preposti ai controlli della gara di appalto che hanno escluso possibili fatti illeciti nell’affidamento dei lavori del San Marco. L’Anac, la Corte dei Conti, la Ragioneria dello Stato e l’Ispettorato della Marina Militare, hanno esaminato gli atti della gara relativi sia alla fase di aggiudicazione che alla fase di esecuzione dei lavori, ma nessuno di essi ha sollevato obiezioni. Peraltro l’ammiraglio Nervi, come lui stesso ha spiegato durante l’interrogatorio in aula, era giunto a Taranto a settembre 2018, un mese prima dei fatti avvenuti nell’ottobre 2018.

Il pm Carbone ha chiesto la condanna più pesante per Antonio Di Molfetta, militare della Stazione Navale, 6 anni e 2 mesi. Per Di Molfetta (difeso dagli avvocati Mario Calzolaro e Loredana Percolla) il reato ipotizzato è quello di corruzione. Per gli altri imputati, che rispondono di turbativa d’asta, il pm ha chiesto 4 anni e 2 mesi per Daniele Guardascione, imprenditore (avvocato Riccardo Mele) e per Federico Porraro, impiegato civile (avvocato Maurizio Besio) e 3 anni e 2 mesi per Nicola Pletto, imprenditore (avvocati Gianluca Mongelli ed Egidio Albanese). Ha patteggiato 2 anni Abele D’Onofrio, impiegato civile (avvocati Rossella D’Onofrio e Silvio Verri). Inoltre, la richiesta di giudizio il pm ha formulato per gli altri tredici imputati, l’ammiraglio Nervi, Alessandro Di Perzio (avvocato Luigi Esposito), Angelo Raffaele Ruggiero (avvocato Adelaide Uva), Giona Guardascione (avvocato Antonio Mancaniello), Fabio Greco (avvocati Andrea Mancini e Gaetano Melucci), Giovanni Pletto (avvocato Egidio Albanese), Giacinto Pernisco (avvocati Albanese e Salvatore Sibilla), Armando De Comite (avvocato Adelaide Uva), Mauro Minetola (avvocato Mele), Pierpaolo Iaia (avvocato Antonietta De Fazio), Giuseppe De Monte (avvocato Luigi Palmieri), Vincenzo Vernaglione (avvocato Luigi Esposito) e Antonio Sottile (avvocati Nicola Ciaccia e Massimiliano Di Cuia). Nell’udienza del 24 giugno prossimo la parola passerà ai difensori degli imputati. Poi sarà il giudice Romano a decidere sulle richieste dell’accusa