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Clan Pascali, torna libero un altro indagato

Retata antimafia

Torna in libertà un altro dei presunti esponenti del clan Pascali. Si tratta del trentacinquenne Lucky la Gioia. L’uomo risponde di associazione mafiosa e di detenzione illegale di arma da fuoco. I giudici del Tribiunale del Riesame hanno annullato il provvedimento restrittivo emesso dei suoi confronti accogliendo la richiesta dell’avvocato Fabio Fantastico. Nei giorni scorsi altri tre indagati erano tornati in libertà e un quarto aveva ottenuto i domiciliari. Si tratta dei martinesi Giovanni Albertini, di 43 anni e Pietro Spezio, di 35, ai quali vengono contestati alcuni episodi di spaccio. Il primo ha ottenuto i domiciliari, mentre il secondo è stato rimesso in libertà.

Entrambi sono difesi dagli avvocati Gaetano Vitale e Mirko Porsia. Annullata l’ordinanza anche per Simone Loperfido, difeso dall’avvocato Alessandro Scapati. Un’altra ordinanza è stata annullata dal Riesame. Quella nei confronti del 35enne Francesco Tortella, difeso dall’avvocato Andrea Maggio. Anche Tortella è tornato in libertà. Nell’ambito dell’operazione della Squadra Mobile del 2 febbraio scorso con l’esecuzione di 38 ordinanze di custodia cautelare, gran parte delle quali in carcere, sono stati arrestati anche i presunti responsabili di un’associazione a delinquere dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante della disponibilità di armi. Il blitz è il frutto di una lunga attività d’indagine svolta con il supporto della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Per l’accusa il noto clan, già destinatario del “sigillo della mafiosità” duramente colpito dalla sentenza di condanna passata in giudicato nell’operazione “Città Nostra” avrebbe continuato, nonostante le detenzioni, ad operare sotto la guida del capo storico e, in posizione lievemente subordinata, del fratello.

Le indagini hanno avuto inizio da un episodio avvenuto il 31 ottobre del 2018. In due a bordo di uno scooter “gambizzarono” un giovane colpevole di aver richiesto l’amicizia su Facebook alla compagna di uno dei due. I numerosi colloqui tra i fratelli hanno consentito di riscostruire il contributo attivo fornito da molti dei presunti affiliati al clan, tra i quali, certamente, spiccano le figure delle mogli dei fratelli, alle quali sarebbe stato delegato il compito di veicolare all’esterno del carcere gli ordini e le direttive ricevute dai propri mariti. Le donne avrebbero avuto il compito di recapitare all’esterno della casa circondariale messaggi contenenti ordini e direttive dei vertici dell’organizzazione criminale e di procedere alla riscossione del denaro del “pizzo”. Il racket e il traffico di sostanze stupefacenti erano tra le fonti di reddito. Dalle intercettazioni è emerso come, anche durante il periodo di detenzione dei due fratelli, il clan abbia proseguito col traffico di droga, approvvigionandosi nel versante napoletano da organizzazioni affiliate alla camorra.