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Ilva, “Sciopero della siderurgia”

Udienza questa mattina dinanzi al Gup del Tribunale di Milano Fabrizio D'Arcangelo, sull'istanza depositata dal commissario straordinario dell'Ilva, Piero Gnudi, per sbloccare e trasferire nelle casse del gruppo la somma di 1,2 miliardi di euro fatta sequestrare alla famiglia Riva dalla magistratura milanese nel maggio del 2013. Nelle prossime ore la decisione, molto attesa perchè, com’è noto, le casse sono vuote.

Ha dichiarato, alla vigilia dell’appuntamento, Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager: "E’ vitale poter disporre rapidamente degli ingenti fondi sequestrati alla famiglia Riva" a fronte della "gravissima crisi finanziaria" per l'azienda che "potrebbe decretarne a breve  una fine irreversibile con tutti i pesanti risvolti conseguenti in termini  sociali ed economici".

Intanto si surriscalda il clima sul piano sindacale.

"Da Terni a Taranto, forse il governo non si è accorto che tutta la siderurgia  è in grande difficoltà. A tutti i metalmeccanici diciamo che sarebbe bene  andare allo sciopero generale del settore" dice dal palco della manifestazione  per l'Ast la leader della Cgil Susanna Camusso."Al governo diciamo – aggiunge – che non c'è una politica industriale per il Paese se non c'è una politica della siderurgia, un'idea del settore, una  siderurgia che funzioni".

Intanto anche il gruppo Arvedi muove sull'Ilva. L'azienda cremonese come anticipato dal Sole 24 Ore – ha depositato nei giorni scorsi una manifestazione di interesse per gli asset del gruppo commissariato (formalmente di proprietà della famiglia Riva) e nei prossimi  giorni dovrebbe avviare i primi incontri preliminari a Taranto per esaminare le questioni finanziarie, ambientali e industriali relative alla vicenda.
L'iniziativa di Arvedi, confermano fonti industriali, è distinta dalla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia e troverebbe – secondo il Sole 24 Ore – l'appoggio di capitali e fondi esteri, in questo momento già impegnati per l'operazione Taranto. Il gruppo cremonese,  raggiunto telefonicamente, preferisce non commentare. La disponibilità per  “dare un contributo” alla normalizzazione della situazione tarantina (Arvedi, come Marcegaglia, non ha la dimensione finanziaria per permettersi un'operazione del genere in solitaria) era però già stata espressa mesi fa, a Matteo Meneghello.