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Incidenti col trucco, tre arresti. I dettagli del blitz Venere

Incidenti col trucco, tre arresti. Il blitz Venere

Incidenti col trucco: scattano tre arresti. Quattro avvocati e due medici sospesi dalla professione per un anno. Per un decimo indagato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel mirino della Polizia stradale, coordinata dalla Procura tarantina, decine di persone, tutte indagate a piede libero. Nei guai anche un ausiliario giudiziario in servizio nell’ufficio del Giudice di Pace della provincia jonica. Il blitz “Venere” (il nome per indicare il ruolo di primo piano delle donne coinvolte) è stato condotto all’alba di ieri dagli agenti della Polizia Stradale. Agli arresti domiciliari sono finiti il cinquantaduenne Francesco Antonicelli, la trentasettenne Piera Rizzo e il quarantacinquenne Francesco Pizzolla. I provvedimenti sono stati emessi dal gip Giovanni Caroli su richiesta del sostituto procuratore Remo Epifani.

Secondo l’accusa gli arrestati, indagati per associazione a delinquere, avrebbero creato una vera e propria rete illegale con il fine di instascare l’indennizzo delle compagnie di assicurazioni attraverso la falsificazione, l’alterazione e la pre-costituzione di documentazione sanitaria. Le indagini iniziate ad agosto del 2020 e supportate da intercettazioni telefoniche, hanno fatto emergere l’attività di un gruppo dedito a redditizi raggiri ai danni di compagnie d’assicurazioni, ottenendo un illecito profitto di circa un milione di euro. Secondo gli investigatori della Polstrada elemento di spicco dell’organizzazione un dipendente dell’azienda dei trasporti pubblici di Taranto che gestiva due attività commerciali intestate a cosiddette “teste di legno”. Due bar erano i principali luoghi d’incontro del gruppo. Nelle riunioni venivano decise le strategie e venivano individuate le persone pronte a fornire la propria disponibilità per il giro illecito. L’organizzazione si avvaleva anche delle conoscenze tecnico-giuridiche di alcuni avvocati compiacenti che avrebbero procurato falsi testimoni in sede di giudizio civile.

L’attività investigativa ha fatto emergere anche il ruolo degli indagati che avrebbero partecipato a numerose pratiche risarcitorie, sia in qualità di assicurati, conducenti, e passeggeri che di proprietari dei veicoli coinvolti nei falsi incidenti. I due medici sospesi avrebbero precostituito certificati di prosecuzione malattia e relazioni medico legali per ricondurre lesioni preesistenti a incidenti mai avvenuti. Certificati medici che in alcuni casi sarebbero stati rilasciati anche senza la presenza fisica delle persone coinvolte. Gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico ricorrendo a formule del tipo: “chiudi il telefono…chiudi il telefono”, per indicare la necessità di parlare solo di persona perchè temevano di essere intercettati. Sono state denunciate in stato di libertà novantasei persone coinvolte a vario titolo nei reati di truffa, falsa testimonianza, falso in atto pubblico, tra le quali, come accennato, spicca anche la figura di un ausiliario giudiziario in servizio presso il Giudice di Pace della provincia tarantina , il quale durante le indagini avrebbe spifferato ai legali atti coperti dal segreto istruttorio. I poliziotti della Stradale tarantina hanno voluto dedicare l’operazione al dottor Nicola Manzari che era il loro dirigente quando è stata avviata l’indagine, scomparso lo scorso novembre, a soli 56 anni, dopo una lunga malattia.