Eolico, fiducia in una nuova era

«Oggi è una giornata storica». Lo hanno ripetuto in molti alla inaugurazione di Beleolico, il parco eolico firmato Renexia che ora troneggia sulle acque nelle quali si affaccia il molo polisettoriale. È il primo impianto marino nel Mediterraneo ed è la prima volta che Taranto tocca così da vicino un investimento di tale portata sulle energie rinnovabili. Taranto, appunto. La città che ha necessità di scrollarsi di dosso l’immagine nefasta che da più di dieci anni l’accompagna mortificandone risorse e bellezze. Proprio Taranto può ora diventare un avamposto delle nuove frontiere energetiche delle quali in questi mesi di guerra si avverte forte la necessità per smarcarsi da pericolose dipendenze straniere. Certo, ci sono voluti quattordici anni per il taglio del nastro. Troppi ostacoli burocratici ne hanno frenato l’avvio e questo è stato uno dei punti più dibattuti nella tavola rotonda che giovedì 21 aprile ha tenuto a battesimo il nuovo impianto. Cerimonia in grande stile, con la partecipazione, seppure a distanza, dei ministri Enrico Giovannini e Giancarlo Giorgetti e, tra gli ospiti, nientemeno che l’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, la consigliera economica dell’ambasciata olandese Agnes Agterberg, mentre già la scorsa settimana il cantiere era stato visitato dall’ambasciatore tedesco Viktor Elbling.

«Questo – ha detto Riccardo Toto, direttore generale di Renexia – è il primo passo di Taranto verso il cambiamento. Il nostro paradigma è l’inclusività che per noi significa confronto per migliorare». Non a caso un sentito ringraziamento è stato rivolto a quelle associazioni, come Legambiente, Marevivo e Ionian Dolphin, che hanno accolto con favore l’insediamento a Taranto del parco eolico, a dispetto di altre voci che hanno sollevato critiche per l’impatto visivo delle pale sul paesaggio. Particolare ringraziamento all’ingegnere Luigi Severini, di fatto il papà di questo progetto. Toto ha sottolineato la volontà di creare a Taranto una filiera delle rinnovabili e di sviluppare una particolare attenzione verso il territorio grazie a collaborazioni con università e scuole e a progetti per la mobilità elettrica in città e per l’uso dell’idrogeno a favore di Acciaierie d’Italia ed Eni. Sulla necessità di coinvolgere le comunità locali per «condividere le soluzioni meno impattanti» si è pronunciato il ministro Giovannini, mentre il ministro Luigi Di Maio ha fatto pervenire un messaggio per affermare che «il processo di transizione ecologica rappresenta l’unica via in grado di garantire sostenibilità, resilienza e adattabilità del settore energetico, una dinamica che appare ancora più evidente a causa del conflitto in Ucraina».

«Questo parco – ha detto invece il ministro Giorgetti – apre la strada a investimenti su energie rinnovabili ed è tanto più importante perché questo messaggio arriva da una zona particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. Questo è un momento di fiducia che Taranto ci consegna». Tra gli ospiti della tavola rotonda moderata da Enrico Cisnetto, il giornalista divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone: «Questa non è una cattedrale nel deserto, ma la prima pietra verso il futuro che viene posta nel Mediterraneo. L’alta tecnologia è alleata del progresso. Nel Mare del Nord di impianti di questo tipo ce ne sono tanti e non disturbano l’ambiente; noi abbiamo necessità di ricercare nuove fonti di energia in senso assoluto e non solo dal punto di vista geopolitico per andare alla ricerca di gas e petrolio». Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, è intervenuto da remoto e ha ricordato come Italia e Germania siano i fanalini di coda in Europa in questo settore, a differenza di Spagna e Francia che sono molto più avanti con gli investimenti.

«Come Acciaierie d’Italia – ha aggiunto Bernabè – stiamo investendo molto sul nostro Centro di ricerca e sviluppo, a Taranto, che si estende su 2500 metri quadri e conta su personale di altissimo livello fra cui laureati assunti dalle università pugliesi. Questo centro sarà fondamentale nel processo di decarbonizzazione dello stabilimento. Con Snam stiamo sviluppando un progetto sull’uso dell’idrogeno. Taranto sarà un polo di eccellenza nel percorso di transizione energetica». Guido Crosetto, intervenuto in qualità di presidente di Aiad, l’associazione delle imprese dell’aerospazio, ha insistito sulla difficoltà ad investire in Italia a causa degli eccessi della burocrazia e ha citato i casi di Enel, «costretta ad investire all’estero», e di ua società farmaceutica che ha rinunciato ad un investimento da 150 milioni di euro: «Non possiamo fare finta di nulla, queste situazioni non possono essere più tollerate. O si prepara un humus per gli investimenti oppure non si cambia la storia». Staffilata anche alle Soprintendenze: «Tutti i progetti in campo ambientale sono fermi per i pareri delle Soprintendenze. In Italia non c’è nessuno che ha il potere di un sovrintendente, ormai è l’ultimo monarca». Visbilmente soddisfatto il presidente dell’Autorità Portuale, Sergio Prete: «I porti da anni hanno intrapreso la strada della sostenibilità per diventare green ports.

I porti sono punti nodali per la produzione energetica e noi stiamo svolgendo una mappoatura delle aree portuali e degli specchi d’acqua per favorire l’insediamento di fonti rinnovabili. A Taranto avremo il primo laboratorio start up per la blue economy». Alla cerimonia hanno portato il loro saluto Carlo Carbone, vice presidente del San Cataldo Container Terminal (il terminale in concessione a Yilport), il commissario del Comune Vincenzo Cardellicchio e il presidente della Provincia, Giovanni Gugliotti: «Oggi per Taranto è un nuovo inizio, possiamo diventare riferimento per la diversificazione energetica, ma questi investimenti vanno favoriti, non è possibile attendere anni per le autorizzazioni». E ha ricordato come nel suo comune, Castellaneta, già da tempo si investe nelle rinnovabili. Benedizione finale dell’arcivescovo Filippo Santoro: «Quello di oggi è il primo, atteso, segno di concreto cambiamento per la città».

Enzo Ferrari
Direttore reesponsabile

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