Ma l’Anpi deve uscire dall’ambiguità

«Trovo incredibile che si cerchino attenuanti a un’aggressione militare che sta massacrando migliaia di civili, con stupri e bambini rapiti. Pagliarulo fa trasparire la visione putiniana del conflitto: anche il dittatore russo sostiene di essere entrato in guerra per colpa della Nato. Ma tirare fuori questo argomento significa giustificare la vergognosa offensiva di Mosca, io non posso essere d’accordo, mi rifiuto». Non sono le parole di un nemico dell’Anpi, ma di un suo iscritto, un suo autorevole iscritto: Sergio Staino, il noto vignettista che appena qualche giorno fa ha rilasciato queste ed altre dichiarazioni a Repubblica. Staino ha sostanzialmente accusato il presidente nazionale Pagliarulo di aver trasformato l’Anpi in un «megafono di posizioni estremiste e minoritarie».

Ad accompagnare l’intervista una vignetta tanto emblematica quanto tagliente: il volto di un uomo con gli occhi bendati da una bandiera arcobaleno che esclama: “Ma quali bandiere ucraine… a noi dell’Anpi basta quella della pace». Chiaro riferimento alle polemiche sulle bandiere da sventolare in occasione del 25 aprile. Quella di Staino non è una voce isolata all’interno dell’associazione. Ad esempio c’è quella del partigiano Carlo Smuraglia, già presidente dell’Anpi dal 2011 al 2017: «Un popolo che resiste contro l’invasore va aiutato, anche con le armi». E ancora: Resistenza, nel caso di quella ucraina «è una parola appropriata».

E a proposito di Zelensky: «Un uomo che si sta battendo per la libertà del suo Paese». Quanto basta per misurare la distanza abissale dalle posizioni di Pagliarulo. Sono soltanto alcune delle più recenti voci critiche che si sono levate all’interno dell’associazione dei partigiani che, tuttavia, appena un mese fa ha confermato Gianfranco Pagliarulo alla presidenza nazionale. Difficile quindi immaginare che ci sia un complotto – perché poi? – contro l’Anpi. Più plausibile che l’Anpi si sia trascinata da sola nell’occhio del ciclone. Gli sconcertanti dubbi sulle responsabilità degli orrori di Bucha, lo strisciante antiamericanismo, l’ostilità verso la Nato della quale si è chiesto addirittura lo scioglimento, l’accusa alla stessa organizzazione di essersi spinta troppo ad est, il tentativo di marchiare l’Ucraina come paese nazista, sorvolando sulla circostanza che Zelensky provenga da famiglia ebrea e che suoi avi sono stati vittima della Shoah. Un concerto di opinioni diffuse oggi come in passato che ricalcano esattamente la narrazione costruita da Putin.

Vecchie e nuove dichiarazioni che hanno il colore del giustificazionismo non hanno contribuito a rendere una buona immagine dell’associazione in questi mesi di invasione russa e di barbarie ai danni di migliaia di civili aggrediti e trucidati in casa loro. Parole, vecchie e nuove, dello stesso Pagliarulo, che in qualche caso hanno scatenato anche la durissima reazione della comunità ebraica. Può bastare adesso l’uso della parola “pace” a spegnere le polemiche? Probabilmente no. Soprattutto se si capovolge la realtà e si fa passare l’alleanza atlantica, della quale l’Italia fa parte, come forza espansionista proprio mentre due paesi neutrali come Finlandia e Svezia meditano liberamente di aderirvi e solo per questo già esplicitamente minacciati da Mosca. Si smarrisce nelle opinioni dell’Anpi di Pagliarulo il distinguo tra libera adesione ad una organizzazione e invasione militare. E come se non bastasse, nel presentare il 25 aprile, Pagliarulo – pur invocando iniziative di pace – è arrivato ad accusare i vertici dell’Unione Europea di aver provocato un «inquietante riarmo generalizzato». Altre dichiarazioni che finiscono per accreditare un capovolgimento delle responsabilità. Tutte parole che non aiutano Pagliarulo a smarcarsi dal marchio – da lui fermamente rigettato – di essere filorusso e putiniano. Il 25 aprile può essere l’occasione per uscire dalle ambiguità del “né né”. Sempre che di ambiguità si possa davvero parlare.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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